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  • Immagine del redattoreAndrea Viliotti

Morris II, il primo malware per GenAI come ChatGPT o Gemini.

L'inizio di una nuova era per la sicurezza informatica?

Nell'era digitale moderna, garantire la sicurezza informatica è diventato imperativo. La ricerca intitolata "Here Comes The AI Worm: Unleashing Zero-click Worms that Target GenAI-Powered Applications" segna un punto di svolta in questo ambito, analizzando la minaccia rappresentata dal worm Morris II nei confronti degli ecosistemi basati sull'Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI), come ChatGPT di OpenAI o Gemini di Google. Questo worm si diffonde utilizzando prompt ingannevoli per auto-replicarsi. La divulgazione di questo studio rivela importanti vulnerabilità e incita a un'analisi approfondita su come proteggere le tecnologie emergenti, come l'AI Generativa, insieme agli utenti e alle aziende che ne fanno uso.


Morris II, il primo malware per GenAI come ChatGPT o Gemini.
Morris II, il primo malware per GenAI come ChatGPT o Gemini.

Principi e meccanismi di Morris II, il malware per GenAI

Lo studio intitolato "Here Comes The AI Worm: Unleashing Zero-click Worms that Target GenAI-Powered Applications", realizzato da Ben Nassi (Cornell Tech), Stav Cohen (Israel Institute of Technology) e Ron Bitton (Intuit) insieme ad altri collaboratori, indaga una tipologia emergente di rischio informatico focalizzato sull'attacco agli ecosistemi alimentati dall'intelligenza artificiale generativa.


Il Morris II, il malware per GenAI, è un worm informatico sofisticato progettato per prendere di mira le piattaforme basate sull'intelligenza artificiale generativa (GenAI), utilizzando prompt ingannevoli che hanno la capacità di replicarsi autonomamente. Questi cosiddetti "prompt malevoli" sono in realtà comandi ingannevoli introdotti in un sistema di intelligenza artificiale generativa con lo scopo di manipolarlo o comprometterne l'integrità. Agiscono sottilmente per deviare le funzionalità del sistema da quelle previste, creando potenzialmente risultati dannosi o indesiderati.


Per comprendere meglio, immaginate di impartire un prompt a un assistente digitale; se questo comando fosse formulato con cattive intenzioni, potrebbe indurre l'assistente digitale a adottare comportamenti inaspettati o nocivi. Questi prompt abusano delle debolezze dei sistemi AI per indurli a compiere azioni dannose, quali la diffusione di fake news, l'accesso non autorizzato a dati sensibili, o l'invio di comunicazioni indesiderate. In sostanza, fungono da esca per ingannare l'intelligenza artificiale, spingendola ad agire contro gli interessi degli utenti e la sicurezza del sistema.

 

Le innovazioni offerte dall'Intelligenza Artificiale Generativa stanno trasformando il modo in cui interagiamo con la tecnologia, permettendo la creazione di contenuti testuali, immagini e video a partire da semplici prompt. Tuttavia, l'integrazione di queste potenti nuove tecnologie nei prodotti comporta anche dei rischi. Il worm sviluppato dai ricercatori, definito "zero-click", non richiede l'interazione dell'utente, come il clic su un link sospetto, ma si diffonde automaticamente attraverso il sistema AI, dimostrando la vulnerabilità dei sistemi GenAI a nuovi tipi di attacchi informatici e malware​​.

 

L'obiettivo centrale di questa ricerca è elevare la consapevolezza sulle vulnerabilità fondamentali presenti nei GenAI, sottolineando l'importanza vitale di integrare robuste strategie di protezione sin dalle fasi iniziali della progettazione. Ciò è essenziale per assicurare che tali sistemi siano preparati a contrastare minacce paragonabili all'attacco perpetrato dal worm Morris II.

 

Benché emergano preoccupazioni legate alla sicurezza informatica, gli esperti nel campo non dissuadono dall'utilizzo delle tecnologie basate su GenAI. Al contrario, raccomandano una strategia cauta e consapevole nell'elaborazione e nell'applicazione di tali innovazioni, per massimizzare i benefici minimizzando contemporaneamente i rischi.

 

Implicazioni per la sicurezza degli ecosistemi GenAI

Il nome Morris II è un omaggio al primo worm informatico del 1988 e serve a sottolineare i rischi associati all'uso della GenAI in applicazioni come Gemini di Google e ChatGPT di OpenAI​​.

 

Per gli esperti di sicurezza informatica, è fondamentale comprendere la natura evolutiva di Morris II rispetto ai worm tradizionali. A differenza di questi ultimi, che sfruttano vulnerabilità di sicurezza convenzionali, Morris II sfrutta specifiche vulnerabilità nelle implementazioni della tecnologia GenAI, come l'uso di tecnologie di Retrieval Augmented Generation (RAG) per estrarre informazioni. Questa evoluzione rappresenta un allargamento del paesaggio di attacco dovuto all'aumento delle applicazioni che utilizzano la GenAI​​.

 

La scoperta di Morris II pone in evidenza non solo la versatilità e la profondità della minaccia rappresentata, ma anche la necessità per la comunità della cybersecurity di sviluppare difese robuste. Morris II utilizza prompt auto-replicanti, camuffati all'interno di testi o immagini, per dirottare modelli GenAI come Gemini Pro e ChatGPT 4.0, costringendoli a generare contenuti che violano la sicurezza dei servizi. Questi contenuti possono variare da messaggi inoltrati carichi di propaganda e abusi fino all'estrazione di informazioni sensibili come numeri di carte di credito e codici fiscali.​​

 

Per gli esperti di sicurezza informatica, è cruciale adottare best practice di sicurezza delle applicazioni per difendersi da attacchi come quello del worm Morris II.


Strategie di mitigazione e prospettive future

Per mitigare i rischi associati a minacce come Morris II, la ricerca suggerisce l'adozione di tecniche avanzate di rilevamento e lo sviluppo di sistemi di sicurezza su misura per gli ecosistemi GenAI. Questo approccio si concentra sull'identificazione e la neutralizzazione dei prompt malevoli prima che possano causare danni, utilizzando metodi come l'analisi comportamentale dei modelli AI per rilevare attività insolite che potrebbero indicare un'infezione​​​​.

 

La ricerca sottolinea anche l'importanza di un approccio proattivo alla sicurezza, che include l’aggiornamento continuo degli algoritmi di rilevamento per adattarsi alle nuove strategie degli attaccanti e l'implementazione di protocolli di sicurezza robusti all'interno degli ecosistemi AI. Inoltre, la collaborazione tra le organizzazioni, la condivisione delle informazioni sulle minacce e l'adozione di standard di sicurezza condivisi possono rafforzare la difesa collettiva contro tali vulnerabilità​​.

 

Le prospettive future per la sicurezza degli ecosistemi GenAI includono lo sviluppo di architetture AI più resilienti e la ricerca continua su metodi di difesa innovativi che possano anticipare e neutralizzare attacchi complessi. L'evoluzione della minaccia rappresentata da worm come Morris II richiede un impegno costante da parte della comunità scientifica e tecnologica per garantire che i vantaggi offerti dall'AI generativa non siano compromessi da rischi per la sicurezza​​.

 

La mitigazione efficace delle minacce informatiche in ambienti GenAI richiede un mix di tecnologie avanzate, collaborazione tra esperti e un impegno proattivo per lo sviluppo di strategie di sicurezza innovative. L'obiettivo è garantire che gli ecosistemi GenAI rimangano sicuri e affidabili, supportando il loro ruolo cruciale nell'innovazione tecnologica e nel progresso.

 

Conclusione

Lo studio su Morris II solleva questioni fondamentali sulla sicurezza nell'era dell'intelligenza artificiale generativa, evidenziando come la crescente integrazione della GenAI negli ecosistemi digitali porti non solo a innovazioni senza precedenti ma anche a nuovi rischi di sicurezza. La capacità di Morris II di prendere di mira sistemi GenAI attraverso prompt ingannevoli, senza necessitare dell'interazione dell'utente, riflette una vulnerabilità intrinseca che necessita di attenzione immediata. La minaccia sottolinea l'importanza di progettare con attenzione la sicurezza dei sistemi GenAI fin dalle fasi iniziali, per prevenire abusi e garantire che i benefici dell'AI generativa non siano oscurati da potenziali danni.

 

Per gli imprenditori e le organizzazioni che si affidano alla GenAI, il worm Morris II rappresenta un chiaro segnale dell'urgenza di integrare solide strategie di protezione e di mantenere una vigilanza costante. La ricerca di Ben Nassi e colleghi non solo mette in luce la necessità di meccanismi di difesa robusti ma anche la responsabilità collettiva di sviluppare una cultura della sicurezza che includa la condivisione delle informazioni sulle minacce e l'adozione di standard di sicurezza comuni.

 

Nel contesto imprenditoriale, ciò significa che le aziende devono adottare un approccio proattivo alla sicurezza degli ecosistemi GenAI, che vada oltre le pratiche convenzionali di cybersecurity. L'implementazione di tecniche avanzate di rilevamento, l'aggiornamento continuo degli algoritmi e la collaborazione tra le parti interessate diventano aspetti cruciali per mitigare i rischi associati a minacce come Morris II.

 

In definitiva, l'innovazione responsabile nell'ambito della GenAI richiede un impegno congiunto da parte di sviluppatori, ricercatori e imprenditori per garantire che le promesse dell'intelligenza artificiale generativa siano realizzate in modo sicuro e sostenibile. La lezione da trarre da Morris II è che la sicurezza non deve essere un pensiero secondario ma un pilastro fondamentale su cui costruire l'avanzamento dell’innovazione tecnologica.


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