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  • Immagine del redattoreAndrea Viliotti

Intelligenza artificiale e imprese italiane: Visioni e sfide attraverso 12 prospettive

Aggiornamento: 16 mag

Esploriamo attraverso 12 professionisti e imprenditori italiani come l'AI viene percepita e interpretata nel nostro paese.

Intelligenza artificiale e imprese italiane: Visioni e sfide attraverso 12 prospettive
Intelligenza artificiale e imprese italiane: Visioni e sfide attraverso 12 prospettive

Entro il 2030, l'intelligenza artificiale generativa assumerà un ruolo centrale nello sviluppo tecnologico e nei nuovi modelli di business. Tuttavia, emergono interrogativi sulle reali ripercussioni che essa avrà sul panorama imprenditoriale italiano. Nonostante l'evidente entusiasmo, si notano ancora diffuse confusione e incertezze. Quali impatti avrà l'AI sulle imprese italiane nei prossimi anni? In che modo i leader attuali stanno interpretando e integrando queste tecnologie nei loro piani di sviluppo strategico?

 

Per affrontare queste questioni, è essenziale superare i limiti delle proprie conoscenze e preconcetti. In tale ottica, ho interpellato vari professionisti e imprenditori tramite LinkedIn per raccogliere le loro visioni sull'intelligenza artificiale.

 

L'approccio adottato mira a "resettare" le conoscenze pregresse, quasi a ripartire da zero, per approfondire l'argomento attraverso le nuove prospettive e visioni offerte dai diversi interlocutori.

 

Ho ricevuto molteplici contributi, che variano da frasi incisive a elaborati articoli. Questi sono stati organizzati in ordine alfabetico. Ad ogni contributo ho aggiunto una sezione "Cosa ho imparato", con l'obiettivo di espandere gli orizzonti attraverso cui osservare e interpretare il fenomeno dell'intelligenza artificiale in Italia.

 

Andrea Pietrini, laurea in Bocconi e MBA alla LUISS, ha lavorato in KPMG, IBM, e come investment manager nel settore FinTech. Ex CFO del Gruppo Terasystem, nel 2012 fonda yourCFO Consulting Group e successivamente YOURgroup. Autore e membro di vari board, svolge attività di Business Angel e ha ruoli in diverse associazioni italiane.

 

Intelligenza artificiale e imprese italiane, contributo

L'integrazione dell'intelligenza artificiale (AI) nelle aziende italiane rappresenta una frontiera ricca di potenzialità, ma anche di sfide e malintesi.

Dall'osservatorio privilegiato di YOURgroup emerge un panorama in cui l'entusiasmo per l'innovazione tecnologica si scontra spesso con una conoscenza superficiale delle sue reali capacità e implicazioni.


Gli imprenditori italiani mostrano un crescente interesse verso l'AI, spinti dalla promessa di ottimizzazione dei processi, riduzione dei costi e miglioramento dell'efficienza.

Tuttavia, molti di essi affrontano queste tecnologie più come un trend da seguire che non come un'opportunità strategica da analizzare in profondità.

Questo approccio può portare a investimenti impulsivi, senza una chiara strategia o comprensione delle necessità aziendali specifiche.


Uno degli aspetti meno compresi riguarda la qualità dei dati. L'AI, per sua natura, dipende dalla qualità e dalla quantità dei dati disponibili: dati scarsi o non pertinenti possono portare a risultati fuorvianti o inefficaci. Gli imprenditori devono comprendere che non si tratta solo di adottare l'AI, ma di costruire un'infrastruttura di dati robusta che possa alimentarla efficacemente.

Inoltre, la gestione del cambiamento organizzativo è cruciale. L'implementazione dell'AI non si limita all'aspetto tecnologico ma richiede una trasformazione culturale all'interno dell'azienda.


I leader aziendali dovrebbero preparare i loro team non solo a utilizzare nuovi strumenti, ma anche a pensare in modi che sfruttino al meglio queste tecnologie.

Infine, è fondamentale considerare le implicazioni etiche e legali dell'uso dell'AI. Dall'impiego responsabile dei dati alla trasparenza degli algoritmi, gli imprenditori devono essere informati sui rischi legali e sulla reputazione aziendale.

In conclusione, mentre l'adozione dell'AI in azienda offre vantaggi significativi, è imperativo che gli imprenditori italiani approccino questa tecnologia con un mix bilanciato di entusiasmo e prudenza strategica.


Educarsi sulle potenzialità reali dell'AI e sulle competenze necessarie per la sua gestione efficace sarà decisivo per trasformare l'innovazione tecnologica in successo aziendale duraturo.

 

Cosa ho imparato

L'entusiasmo degli imprenditori italiani verso l'intelligenza artificiale è palpabile, ma spesso, come evidenzia Andrea Pietrini, si trasforma in un'adozione superficiale e impulsiva. Questa tendenza a seguire il trend dell'AI senza un'adeguata comprensione strategica potrebbe portare a investimenti inefficaci e a risultati non ottimali. Pietrini sottolinea un punto critico: "molti di essi affrontano queste tecnologie più come un trend da seguire che non come un'opportunità strategica da analizzare in profondità."


Uno degli errori più comuni consiste nel sottovalutare l'importanza della qualità e della quantità dei dati. L'efficacia dell'intelligenza artificiale, infatti, "dipende dalla qualità e dalla quantità dei dati disponibili" e l'utilizzo di dati di scarsa qualità può portare a risultati fuorvianti. Questo solleva una domanda essenziale: come possono gli imprenditori garantire un'adeguata infrastruttura dati all'interno delle loro aziende?

Inoltre, l'implementazione dell'AI non riguarda solo la tecnologia, ma anche un cambiamento culturale all'interno delle organizzazioni. Preparare i team a "pensare in modi che sfruttino al meglio queste tecnologie" è essenziale per capitalizzare pienamente le capacità dell'AI.


Infine, non si può ignorare la necessità di una consapevolezza etica e legale nell'uso dell'AI. Le questioni di responsabilità nell'uso dei dati e la trasparenza degli algoritmi sono cruciali per mantenere la reputazione e conformarsi alle normative vigenti.

Questi punti sollevano questioni importanti: Gli imprenditori sono veramente pronti per un'integrazione responsabile ed efficace dell'AI nelle loro aziende? Quale equilibrio dovrebbero cercare tra l'adozione tecnologica e la trasformazione organizzativa? La risposta a queste domande sarà determinante per il futuro del tessuto imprenditoriale italiano nell'era dell'intelligenza artificiale.

 

Angela Pietrantoni è CEO di KELONY®, leader in Europa di strumenti di IA predittiva che si contraddistinguono per la matematica sottostante utilizzata nei propri algoritmi proprietari.

KELONY forgia IA predittive in vari settori che spaziano dalla Finanza al marketing, passando dalla logistica e Supply Chain o la Cybersecurity e le previsioni di comportamento nello spazio pubblico (grazie ad algoritmi di Affective Collective Bevahiours).

 

Intelligenza artificiale e imprese italiane, contributo

Parlare di AI è facile oltre che comodo. Un argomento che gode di notevole visibilità mediatica e per il quale può sembrare facile parlare pur non essendo pratico della materia.


Questo perché parlare di IA è come parlare di "medicina"; Si tratta di un argomento molto ampio che copre realtà molto varie, anche distanti tra loro e delle quali anche chi non è medico può discutere. In realtà la medicina si presenta in diverse forme o modalità: medicina cinese, omeopatia, chirurgia e molte altre. Discipline per la quali invece è meglio sapere esattamente di cosa si sta parlando. Allo stesso modo, l'IA include molti rami diversi: machine learning, IA generativa, large language model, generazione procedurale o IA predittiva.


In questo scenario si sente più parlare di etica e altre tematiche di contorno che di IA stessa, cioè di tecnologia, di come è fatta, di come funziona.

L’Europa, ad esempio, si è affrettata a intraprendere la stesura di linee guida etiche sull'uso dell'IA più che di investire nel promuovere una Digital litteracy sull’argomento. In pratica, l’Europa si è limitata a standardizzare e inquadrare ciò che altri hanno creato. Regolamentare è pacifico anche se “normare” il più delle volte è un'ammissione di ritardo su chi le cose le fa. Meglio sarebbe avere concittadini educati ai principi di funzionamento di una tecnologia ormai ovunque nelle nostre vite, per averne maestri e piena consapevolezza nell’uso.


In Italia, il Consorzio universitario Humanitas ha lanciato un Master di secondo livello su Digital transformation and Metaverse - Applied Artificial Intelligence: Algorithmic step-by-step solutions proprio per formare alla creazione di IA di alto livello. Un primato nel Paese.

Senza voler sminuire le questioni etiche, il tema essenziale dell'IA non è “come regolamentarla” o “come contenerne i rischi”; queste sono domande banali e semplici prerequisiti. L'essenziale è capire come l'IA può essere utile agli esseri umani, ai loro obiettivi di vita e alle loro imprese.


È una questione urgente perché l'IA è già una realtà ben consolidata con un'importante influenza economica in aumento. Nel 2023, il mercato è stato valutato a 500 milioni di euro, con un notevole aumento rispetto ai 260 milioni di euro del 2019. Le proiezioni di mercato e indotto puntano ai 700 milioni di euro entro il 2025.

Questo avviene perché l’IA è di fatto un fattore chiave per migliorare la produttività dell'economia italiana, aumentandola potenzialmente fino al 18%. Leva particolarmente cruciale in quanto l'Italia si trova ad affrontare le sfide di un inverno demografico dovuto ad un invecchiamento della popolazione senza precedenti nella sua Storia.

L’IA è un’opportunità di sviluppo socioeconomico che coglieremo se, e soltanto se, ricentreremo il dibattito sull'IA nella realtà operativa e quotidiana delle persone e delle aziende che producono valore.


L'IA non è un fenomeno di innovazione ma un'ondata che porta in sé una rivoluzione come nessun'altra. L'IA è uno sconvolgimento senza precedenti sia in termini di posta in gioco, sia di portata e profondità. Trattassi di una rivoluzione ancor più estesa e pervasiva della rivoluzione industriale. Spetta a noi capire se vogliamo esserne semplici spettatori o attori.

 

Cosa ho imparato

Angela Pietrantoni, leader di KELONY®, mette in luce un aspetto fondamentale: l'intelligenza artificiale non è solo una moda passeggera, ma una rivoluzione che attraversa diversi settori, come la finanza e la cybersecurity, grazie all'uso di algoritmi predittivi avanzati. Pietrantoni traccia un parallelo illuminante tra l'AI e la medicina; entrambi i campi sono vasti e complessi, richiedendo una conoscenza approfondita e specifica, nonostante il dibattito pubblico spesso sia superficiale.


Pietrantoni critica l'approccio europeo alla regolamentazione dell'AI, considerandolo un segno di ritardo piuttosto che di leadership. Sottolinea l'importanza di una profonda "alfabetizzazione digitale", necessaria non solo per normare ciò che altri hanno creato, ma per essere proattivi e consapevoli nell'uso della tecnologia. Un esempio di come l'Italia stia cercando di colmare queste lacune formative è il Master in Digital Transformation lanciato dal Consorzio Universitario Humanitas.

 

Secondo Pietrantoni, la questione fondamentale non è tanto contenere l'AI, quanto utilizzarla per il miglioramento umano e l'efficienza aziendale. L'impatto dell'IA sulla crescita economica in Italia dimostra il suo potenziale come leva per la produttività, essenziale in un contesto di invecchiamento demografico e sfide socioeconomiche.


In ultima analisi, l'AI è descritta non come un semplice fenomeno tecnologico ma come una forza rivoluzionaria paragonabile alla rivoluzione industriale. La questione fondamentale che Pietrantoni solleva è se scegliamo di essere attori di questa rivoluzione o semplici spettatori. Questo solleva una domanda essenziale: come possiamo prepararci ad essere protagonisti attivi in questa trasformazione senza precedenti?

 

Angelo Sorbello è il founder di Nutrasmart, un'azienda healthtech che sviluppa soluzioni e prodotti innovativi nel settore salute. È stato consulente per multinazionali e PMI in oltre 9 paesi.

 

Intelligenza artificiale e imprese italiane, contributo

L'Italia può fortemente beneficiare da applicazioni verticali in ambiti con alte barriere all'ingresso dove spesso l'innovazione tarda ad arrivare. Settori come salute, su cui Nutrasmart è attivo, così come l'industry del legal e della logistica stanno vedendo sempre più applicazioni e use case rilevanti in grado di aumentare la produttività del paese e permetterci di restare sempre più competitivi.

 

Cosa ho imparato

L'Italia ha un'opportunità unica nello sfruttare applicazioni verticali in settori con elevate barriere all'ingresso, dove l'innovazione è spesso rallentata. Angelo Sorbello, con Nutrasmart, dimostra come questo approccio possa trasformare il settore della salute. Ma quali altri ambiti potrebbero beneficiare di questa strategia? L’obiettivo di "aumentare la produttività del paese e permetterci di restare sempre più competitivi" è ambizioso ma al contempo realizzabile e, aggiungerei, indispensabile. La domanda cruciale è: quali sono le sfide specifiche che ostacolano l'innovazione in questi settori e come possiamo superarle? In un contesto globale in cui la tecnologia evolve rapidamente, l'Italia deve posizionarsi come leader nell'adozione di soluzioni innovative. Questo richiede un impegno concertato da parte delle imprese e delle istituzioni. Ma siamo pronti a investire nella ricerca e nello sviluppo necessari per abbattere queste barriere? E come possiamo creare un ecosistema favorevole all'innovazione che non solo attiri talenti, ma li trattenga nel tempo?

 

ANTONIO ALBANESE: Direttore di AGC Communication. Esperto di Analisi Geopolitica e Assetti Geostrategici

 

Intelligenza artificiale e imprese italiane, contributo

ASPETTANDO SKYNET

Società Economia Finanza Guerra: nuovi scenari per l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale 

 

È notizia recente che la Turchia apre la sua prima scuola per lo sviluppo di Intelligenza Artificiale interamente turca, come i dati che utilizzerà che saranno “turchi”.

Ankara in questa scia “sovranista” nello sviluppo di algoritmi presi a creare una identità ben definita nella propria IA non è la sola.

 

Su questa stessa strada è il Giappone: la società giapponese di telecomunicazioni SoftBank sta investendo 150 miliardi di yen entro il 2025 per dotare le sue strutture informatiche della potenza necessaria per sviluppare un’intelligenza artificiale generativa di livello mondiale.


L’intelligenza artificiale generativa sta iniziando a essere integrata in servizi e prodotti in vari settori anche economici e finanziari. Secondo le ultime previsioni di Statista, ad esempio, il mercato giapponese dell’intelligenza artificiale generativa dovrebbe crescere fino a circa 13 miliardi di dollari entro il 2030, ovvero 17 volte più grande rispetto al 2023.

Al momento, le aziende tecnologiche statunitensi come OpenAI sono all’avanguardia sia in termini di prestazioni che di investimenti. Le aziende giapponesi, tra cui NTT e NEC, sono entrate nel mercato, ma il numero di parametri nei loro modelli varia da diversi miliardi a diverse decine di miliardi. OpenAI viaggia su altri elevati livelli.


Il mercato azionario nipponico sta rispondendo alla mossa di SoftBank di creare una propria intelligenza artificiale. Alla fine di marzo, il prezzo delle azioni della società ha raggiunto i 2.064 yen, il livello più alto dalla sua quotazione nel 2018. Gli investitori scommettono che l’intelligenza artificiale generativa sarà positiva per gli affari.

I paesi di tutto il mondo considerano l’intelligenza artificiale generativa a livello nazionale importante per la sicurezza economica dello stato. Per di più, il governo e le aziende giapponesi stanno iniziando a concentrarsi sulla “sovranità dei dati”, ovvero sulla capacità di gestire i dati all’interno dei propri confini. Affidarsi alla tecnologia di altri paesi potrebbe rallentare la risposta a eventi imprevisti, come modifiche improvvise alle specifiche ed esigenze impreviste.

 

Lo stesso discorso vale ad esempio per i paesi dell’area CEE (Central and Eastern Europe), cioè quelli dell’Europa centrale ed orientale, dove lo sviluppo di IA proprie è considerato un acceleratore di sviluppo economico.


Secondo un recente studio di PwC, l’intelligenza artificiale ha il potenziale per contribuire fino a 15,7 trilioni di dollari all’economia globale entro il 2030, la capacità di trascendere i tradizionali limiti del capitale e del lavoro, l’intelligenza artificiale è vista come una forza trasformativa in grado di assistere decisori, leader aziendali ed esperti del settore in sfide significative come l’invecchiamento della popolazione, investimenti inadeguati in ricerca e sviluppo, complessità normative, produttività stagnante e talento carente.


Ma non c’è solo l’aspetto economico finanziario, con i suoi innegabili potenziali di sviluppo, a caratterizzare la spinta sovrana verso IA nazionali e verso la sovranità dei dati: parallelo ad esso e molto spesso intrecciato vi è l’aspetto militare nelle sue molteplici forme e dinamiche, come quella dell’Intelligence e delle nuove frontiere della Guerra Cognitiva.

Nello scorso mese di marzo, i delegati di 60 paesi si sono incontrati fuori Washington e hanno scelto cinque nazioni per guidare una iniziativa comune per esplorare nuovi sistemi di sicurezza per l’intelligenza artificiale militare e sistemi automatizzati.


Con la proliferazione dell’intelligenza artificiale negli eserciti di tutto il pianeta, dai droni d’attacco russi ai comandi combattenti americani, l’amministrazione Biden sta creando una spinta globale per “un uso militare responsabile dell’intelligenza artificiale e dell’autonomia delle armi”, iniziativa lanciata nel 2023 alla conferenza internazionale REAIM dell’Aia; da allora hanno aderito altre 53 nazioni.


I rappresentanti di 46 di questi governi, compresi gli Stati Uniti, più altri 14 paesi osservatori che non hanno ufficialmente approvato la Dichiarazione, si sono incontrati fuori Washington per discutere come attuare i suoi dieci principi generali, senza imporre standard statunitensi ad altri paesi con culture strategiche, istituzioni e livelli di sofisticazione tecnologica molto diversi.


I 150 delegati partecipanti hanno formato tre gruppi di lavoro per approfondire i dettagli dell’attuazione. È ben utile vederli almeno a grandi linee, perché le ricadute sulla vita di tutti i giorni e su quella economica saranno tangibili.


Gruppo Uno: Assicurazione. Gli Stati Uniti e il Bahrein guideranno insieme il gruppo di lavoro “assicurazione”, focalizzato sull’attuazione dei tre principi tecnicamente più complessi della Dichiarazione: che l’intelligenza artificiale e i sistemi automatizzati siano costruiti per “usi espliciti e ben definiti”, con “test rigorosi” e “protezioni adeguate” contro guasti o “comportamenti non intenzionali” – incluso, se necessario, un kill switch in modo che gli esseri umani possano spegnerlo.

 

Gruppo due: Responsabilità. Mentre gli Stati Uniti applicano la loro immensa competenza tecnica al problema, altri paesi si concentreranno sugli aspetti personali e istituzionali della salvaguardia dell’IA. Canada e Portogallo co-condurranno il lavoro sulla “responsabilità”, incentrato sulla dimensione umana: garantire che il personale militare sia adeguatamente formato per comprendere “le capacità e i limiti” della tecnologia, che disponga di una documentazione “trasparente e verificabile” che spieghi come funziona e “prestano la dovuta attenzione”.


Gruppo tre: Supervisione. Nel frattempo, l’Austria (senza un co-responsabile, almeno per ora) guiderà il gruppo di lavoro sulla “supervisione”, esaminando questioni politiche di ampio respiro come la richiesta di revisioni legali sul rispetto del diritto umanitario internazionale, la supervisione da parte di alti funzionari ed eliminazione di “pregiudizi involontari”.


Cosa potrebbe significare nella pratica l’attuazione di questi principi astratti? Forse la creazione di enti simili al Responsible AI Toolkit online del Pentagono, parte di una spinta del Dipartimento della Difesa per sviluppare strumenti accessibili al pubblico e persino open source per implementare la sicurezza e l’etica dell’IA? Al momento non è stato chiarito.


L’amministrazione Biden ha emesso un ordine esecutivo sull’uso federale dell’intelligenza artificiale ad ottobre 2023, ha aderito alla Dichiarazione di Bletchley sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale guidata dal Regno Unito nel novembre successivo e ha convinto l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ad approvare all’unanimità una risoluzione guidata dagli Stati Uniti che richiedeva un’intelligenza artificiale “sicura, protetta e affidabile” per lo sviluppo sostenibile.

Sulla carta ci sono le premesse per un controllo dell’IA “militare” separato da quella civile, come se fossero due argomenti distinti e separati, cosa che di fatto non sono. Ciò è in parte dovuto al fatto che l’intelligenza artificiale militare è più controversa, con molti che chiedono un divieto legale vincolante sui “sistemi di armi autonome letali” su cui gli Stati Uniti, i suoi alleati e avversari come Russia e Cina, vorrebbero avere un certo margine di manovra di sviluppo.


I due binari vogliono essere paralleli ma di fatto sono complementari; quando si va ad incidere sulla società nei suoi diversi aspetti, economico tra gli altri, la separazione diventa molto labile. Le possibilità infinite fornite da strumenti IA in caso di una contrapposizione non cinetica tra stati comportano una vera e propria sovrapposizione di strumenti civili per fini militari con quelli puramente militari.

È questo l’ambito della Guerra Cognitiva che tende a modificare la percezione del mondo esterno da parte di una società “target”. Sembrerebbe a prima vista una operazione di marketing più ampia e complessa ma nella realtà non è proprio così. La distinzione è molto più sottile quando il campo di battaglia è il cervello umano: gli strumenti IA usati in questo ambito “bellico” possono rivelarsi indispensabili nel mutare la percezione di un fenomeno politico economico finanziario tale da mandare in tilt o da scuotere profondamente l’ambiente socioeconomico del target di riferimento, cioè il nemico.

 

La Guerra Cognitiva probabilmente è diventata una linea d'azione permanente per ottenere la destabilizzazione di un leader politico, di una forza nemica, di un’economia.

Per essere ben compresi senza fraintendimenti, in modo molto schematico, possiamo dire che nel dominio operativo cyber, i belligeranti penetrano nelle reti di computer nemiche per raggiungere il software avversario e interromperlo per neutralizzare ciò che questo software contribuisce a produrre: dalla rete elettrica ai servizi bancari e così via.

La guerra dell'informazione consiste in manipolare informazioni che sempre più spesso vengono veicolate attraverso mezzi informatici e digitali, cyber appunto: si vedano in tal proposito, anche se oramai datate, le campagne d’influenza politica effettuate da Cambridge Analytica.


La Guerra Cognitiva, infine, agisce sul modo in cui il cervello bersaglio elabora l’informazione. Nella sua concettualizzazione, la Guerra Cognitiva integra quindi queste altre forme di guerra, alla quale si aggiunge una parte essenziale che ha visto sviluppi recenti: la neuroscienza cognitiva. In pratica è il Lato Oscuro della scienza e della ricerca compartimentale, volendo parafrasare Star Wars.


Sempre ragionando in termini “essenziali”, possiamo dire che se la Guerra informativa tenta di controllare ciò che vede la popolazione bersaglio, la guerra psicologica controlla ciò che vede e sente la popolazione bersaglio, la guerra informatica tenta di interrompere le capacità tecnologiche di nazioni bersaglio, possiamo dire che la Guerra Cognitiva si concentra sul controllo di come pensa e reagisce una popolazione bersaglio, per poi utilizzare tecniche altre per “vincere senza combattere”, parafrasando Sun Tzu.

Cercare di influenzare l’opinione pubblica sin dall’ascesa della civiltà è sempre stato fatto, è un elemento essenziale, una componente delle strutture politiche in cui ci siamo evoluti fino ad oggi. Tuttavia, usare l’opinione pubblica come arma è uno sviluppo nuovo e minaccioso proprio per il modo in cui oggi interagiamo. L'avvento del mix Internet - social media - mass media ha reso possibile la manipolazione su larga scala delle diverse società attraverso messaggistica mirata, accessibile e multimodale, che, soprattutto oggi può esistere sotto la maschera dell’anonimato: individuare le singole fonti è diventato incredibilmente difficile.


Per la prima volta la guerra non avrà a che fare con i corpi esposti: si occuperà di menti esposte. È la Guerra Cognitiva. Amplificata da strumenti IA.

L’intelligenza artificiale sta portando, infatti, nuovi strumenti che facilitano la Guerra Cognitiva, che possono amplificarla e renderla ancora più accessibile e a basso costo, soprattutto quando si tratta di diffusione di fake news e disinformazione.

Tutte le campagne di fake news, in termini giornalistici “bufale”, combinano informazioni reali e quelle distorte, fatti verosimili ma esagerati e notizie inventate, da qui la disinformazione.


Tra i nuovi strumenti si segnalano i deepfake, video generati dall’intelligenza artificiale che possono mostrare una persona mentre recita un discorso che non ha mai effettivamente fatto: il loro pericolo è evidente, dato che qualsiasi personalità influente può essere costretta a dire qualsiasi cosa. Possono essere resi ancora più realistici mediante tecnologie che imitano il tono della voce di una persona e il suo accento. Un esempio recente è il caso di due attori di Bollywood i cui deep fake, virali on line, sono contro la campagna elettorale di Narendra Modi. Nonostante le smentite e le cancellazioni i video girano ancora.


Esiste poi il rischio associato ai corpi e ai volti generati dall’intelligenza artificiale: consente la creazione di numerosi account falsi sui social network con persone che non esistono e rende possibile umanizzare i “robot” per dare loro maggiore credibilità. L’IA generativa può essere di grande aiuto nel diffondere informazioni false poiché può scrivere articoli, post e commenti su social network molto più velocemente e su scala più ampia di quanto potrebbe fare un gruppo di esseri umani, le troll factory di una volta possiamo dire.

L’esposizione dell’ambito economico-finanziario a simili scenari è di facile comprensione e di elevata pericolosità, da qui quindi può essere fatta derivare la “sovranità” di cui si parlava all’inizio; volendo sempre tenere distinti ambito civile e ambito militare. Finché ci si riesce.


La sensibilità alla Guerra Cognitiva solleva molte domande e preoccupazioni. Come proteggersi da tali attacchi?

La convivenza tra intelligenza naturale e intelligenza artificiale è al centro di un nuovo dibattito che ci sta costringendo a concepire la guerra come un ibrido, con i nostri pensieri e le nostre società sempre più modellati dalle macchine. La Guerra Cognitiva è già tra di noi e i capitoli principali sono già in fase di scrittura a causa della crescente convergenza di persone, informazioni e tecnologia attraverso i nostri social network.

In conclusione, parlando di Guerra Cognitiva, politica ed economica, e IA, con tutti i rischi “bellici” cinetici e non, la mente corre subito a Skynet.

Nella saga cinematografica di Terminator, Skynet, un'intelligenza artificiale superintelligente e una rete neurale progettata per la difesa nazionale, diventa autocosciente il 29 agosto 1997, alle 02:14, EDT.. Mentre i suoi operatori umani tentano di spegnerla, Skynet lancia un attacco nucleare contro la Russia per provocare una guerra nucleare, considerandola il modo più efficace per eliminare i nemici su tutti i fronti.

Ma nella “realtà effettuale delle cose”, oltre a essere un corriere, Skynet è un programma della National Security Agency degli Stati Uniti che esegue analisi di apprendimento automatico sui dati di comunicazione per estrarre informazioni su possibili sospetti terroristi. Lo strumento, nelle sue diverse varianti, viene utilizzato per identificare obiettivi che si spostano tra le reti cellulari GSM.

 

Infine, Skynet è anche la capacità di comunicazione satellitare della difesa britannica, e in particolare una famiglia di satelliti per comunicazioni militari che forniscono servizi di comunicazione strategica alle forze armate del Regno Unito e alleati. I satelliti Skynet 5 sono la generazione più recente di satelliti militari del Regno Unito.

In conclusione, faccio mio l’augurio di mastro Yoda, personaggio della saga succitata: “May the Force be with us!”.

 

Cosa ho imparato

Antonio Albanese, nel suo contributo, evidenzia un'evoluzione significativa e potenzialmente pericolosa nell'utilizzo dell'intelligenza artificiale, non solo nei settori economico-finanziari ma anche in quelli geopolitici e militari. La crescita esponenziale delle capacità dell’AI, come dimostrato dall'investimento della SoftBank e dalla risposta del mercato azionario giapponese, sottolinea la crescente importanza della "sovranità dei dati" e dello sviluppo indipendente delle tecnologie AI. Tale movimento non è isolato, con altri paesi, inclusa la Turchia e quelli dell'Europa Centrale e Orientale, che seguono una direzione simile, mirando a una crescita economica tramite l'innovazione indipendente.

 

Albanese mette in luce come l'AI non sia solo uno strumento economico, ma anche un prolungamento dei meccanismi di difesa e offesa nazionali. La Dichiarazione di Bletchley, l'ordine esecutivo dell'amministrazione Biden, e la formazione di gruppi di lavoro internazionali riflettono un tentativo di regolamentare e gestire i rischi associati all'AI militare, indicando un riconoscimento globale dell'importanza di controlli efficaci.

 

La convergenza tra gli ambiti civile e militare è particolarmente evidente nella Guerra Cognitiva, dove l'AI può essere utilizzata per manipolare percezioni e comportamenti su larga scala, un'arma non cinetica che sfrutta le capacità cognitive dell'AI per influenzare o destabilizzare società nemiche. Questo utilizzo dell'AI rappresenta una trasformazione profonda nel modo in cui le guerre potrebbero essere combattute nel futuro, con una linea sempre più sfumata tra le strategie militari e le operazioni civili.

 

La discussione solleva questioni cruciali: Quali sono i limiti etici e le responsabilità nell'uso dell'AI in contesti bellici e civili? Come possono le nazioni proteggersi efficacemente senza soffocare l'innovazione? Questi interrogativi richiedono una riflessione approfondita e collaborazioni internazionali, poiché il futuro dell'AI si sta plasmando ora, con implicazioni che varcano i confini nazionali e settoriali.

 

In sintesi, il contributo di Albanese invita a una riflessione critica sull'AI, che, se da un lato offre strumenti per lo sviluppo economico e la sicurezza, dall'altro impone nuove sfide etiche e strategiche che devono essere affrontate con cautela e responsabilità, per evitare scenari distopici alla "Terminator".

 

Antonio Zaffarami, fondatore e presidente di Eles Spa dal 1998, azienda leader nel test di semiconduttori e quotata su Euronext Growth Milan nel 2019. Da giovane appassionato di elettronica, inizia a innovare nel garage di famiglia a Todi, ispirato da spirito pionieristico e passione per il volo.


Intelligenza artificiale e imprese italiane, contributo

Sono profondamente consapevole che AI ha avviato una rivoluzione nei processi di vita quotidiana ed anche in tutti quelli aziendali! Pochi saranno gli ambiti che non ne potranno beneficiare ....chi ne rimane fuori e già perso! Per quanto mi riguarda, non riuscendo a dominare completamente la tecnologia, mi sono affidato ad un laureato in ingegneria aerospaziale con 110 e lode - molto coinvolto con AI e le possibili applicazioni! Non vogliamo rimanere indietro!

 

Cosa ho imparato

Antonio Zaffarami, alla guida di Eles Spa, mette in luce un fenomeno sempre più marcato nel panorama produttivo attuale: la rivoluzione inevitabile dell'intelligenza artificiale. La sua esperienza diventa un caso esemplificativo: nonostante non padroneggi personalmente la tecnologia, ha optato per avvalersi di esperti nel settore, adottando così una strategia aziendale sia reattiva che proattiva. La sua dichiarazione "Non vogliamo rimanere indietro!" riflette un deciso intento di adattamento.

 

Questa prospettiva solleva diverse considerazioni. È fondamentale oggi per i leader aziendali riconoscere i propri limiti in termini di competenze e ricercare attivamente risorse che possano integrarle. Inoltre, l'affermazione "chi ne rimane fuori è già perso" pone una domanda cruciale: stiamo osservando una divisione tra le aziende che integrano l'AI e quelle che non lo fanno? E quali implicazioni comporta questo per la competitività futura nel settore dei semiconduttori e oltre?

 

Zaffarami evidenzia che per navigare efficacemente nelle correnti del cambiamento tecnologico non è essenziale essere un esperto, ma è vitale riconoscere e incorporare chi lo è. Questo approccio potrebbe servire da modello per altri settori e leader che si confrontano con sfide analoghe in un'epoca di rapida trasformazione digitale.

 

Cleto Corposanto, professore Ordinario di Sociologia all’Università Magna Graecia di Catanzaro. Laureato in Sociologia a Trento (dove ha lavorato fino al 2008) e specializzato in Data Analysis alla Essex University, si occupa di metodi e tecniche di ricerca sociale e dei rapporti fra scienza e società. È autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche, oltre a numerosissimi articoli divulgativi su temi sociali.

 

Intelligenza artificiale e imprese italiane, contributo

Quella che normalmente chiamiamo Intelligenza Artificiale è l’evoluzione di un processo noto da tempo, il Machine learning. Me ne sono occupato più di venticinque anni fa, quando per la prima volta ho proposto nel mio “La classificazione in Sociologia. Reti neurali, Discriminant e Cluster analysis” l’utilizzo delle RN artificiali come nuovo paradigma della ricerca sociale, in grado in particolare, attraverso processi di auto-apprendimento, di superare la vetusta distinzione fra dati e informazioni strettamente qualitative. Da allora, la strada percorsa è stata tantissima, ma soprattutto quello che colpisce è la velocità con la quale la tecnologia ha occupato spazi fino a poco tempo addietro letteralmente impensabili. Oggi le nostre vite scorrono velocissime, e si intrecciano con l’AI in maniera inestricabile, ridisegnando le nostre trame di vita quotidiana. La verità è che non possiamo più fare a meno della tecnologia, che ci permette di fare la gran parte delle cose connesse a questo modello di società. Non c’è dubbio che la tecnologia abbia fatto fare passi avanti da gigante in molti campi, anche in quelli vitali in qualche modo per le nostre stesse esistenze: basti pensare ai temi della salute, solo per fare un esempio che riguarda tutti noi. Eppure, restano alcuni nodi da sciogliere. Il primo riguarda l’etica, che dovrebbe necessariamente permeare qualsiasi azione umana, ma che spesso è messa all’angolo dal profitto. In questa prospettiva è evidente che qualsiasi confine possa essere delineato, sarà possibile sempre e comunque bypassarlo, per cui c’è sicuramente bisogno di un controllo super partes per evitare disastri veri e propri. Il secondo aspetto problematico riguarda il progressivo inserimento di macchine nei processi lavorativi, a qualsiasi livello: è evidente che per una parte consistente della popolazione lavorativa ci potrebbero essere ricadute negative importanti, per cui va certamente fatto di pari passo un discorso di welfare a sostegno di situazioni di fragilità socioeconomica. Terzo e ultimo aspetto problematico quello del rapporto con il tempo. Fin dove si può spingere il progresso legato all’AI? È legittimo pensare di inserire una sorta di soglia oltre la quale non è prudente andare? E che ripercussioni ci saranno nelle generazioni a venire, che avranno una gestione del tempo totalmente differente da quella che molti di noi hanno avuto nel corso della propria vita? Domande aperte, sulle quali conviene certamente riflettere. Prima che sia troppo tardi.

 

Cosa ho imparato

Cleto Corposanto ci invita a riflettere sulla velocità straordinaria con cui l'Intelligenza Artificiale si è integrata nelle nostre vite, trasformando radicalmente sia il tessuto sociale sia quello individuale. Partendo dal suo studio pionieristico che introduceva le reti neurali nella ricerca sociale, Corposanto osserva un percorso di crescita esponenziale dell'AI, evidenziando come "la tecnologia ha occupato spazi fino a poco tempo addietro letteralmente impensabili". La sua riflessione non si limita a una mera celebrazione del progresso tecnologico, ma introduce questioni etiche e sociali di rilievo. Critica il modo in cui il profitto può spesso soverchiare l'etica, sottolineando la necessità di "un controllo super partes per evitare disastri veri e propri". Un altro punto cruciale riguarda l'impatto dell'AI sul lavoro, con possibili "ricadute negative importanti" per una parte non trascurabile della popolazione, suggerendo l'esigenza di un sistema di welfare che supporti le fragilità socioeconomiche emergenti.

 

Il professor Corposanto ci interpella anche sul nostro rapporto con il tempo e il progresso, chiedendoci: "Fin dove si può spingere il progresso legato all’AI?". Questa domanda non solo sfida la nostra percezione del progresso come inarrestabile e sempre positivo, ma sollecita anche una riflessione sulle generazioni future, che vivranno in un contesto temporale radicalmente diverso. Le implicazioni di queste trasformazioni, secondo Corposanto, meritano una profonda riflessione "Prima che sia troppo tardi". Il suo contributo ci invita a non accettare passivamente il progresso tecnologico ma a considerarne attentamente le sfaccettature, gli impatti a lungo termine, e le implicazioni etiche fondamentali.

 

Emanuele Sacerdote è membro della quinta generazione della storica ditta Strega Alberti Benevento e del Premio Strega. Ha iniziato la sua carriera nelle agenzie di pubblicità, lavorando poi in aziende familiari come Levi Strauss&Co, Autogrill, Ermenegildo Zegna, Ferrari Auto, Moleskine e Barbisio. Nel 2015 ha fondato SOULSIDE, una boutique di consulenza strategica. Ha insegnato in diverse business school e scritto saggi. È giornalista freelance e associato a ICOM e Museimpresa.


Intelligenza artificiale e imprese italiane, contributo

Tra 10 anni. Forse non ci saranno tutte le aziende che ci sono oggi. Forse quelle meno evolute venderanno solo in Italia. Forse ci saranno altre nuove aziende che useranno la nuova tecnologia.

C’è però il tema delle nuove generazioni di manager. Vedo le università ancora molto indietro. Vedo poca aderenza alle facoltà stem.

Tutto in evoluzione… Vedremo!

 

Cosa ho imparato

Emanuele Sacerdote, attraverso la sua esperienza in diverse aziende di spicco e come fondatore di SOULSIDE, tocca un nervo scoperto del panorama aziendale futuro: l'incertezza e la necessità di adattamento. Il suo punto di vista suggerisce che "forse non ci saranno tutte le aziende che ci sono oggi" e che "quelle meno evolute venderanno solo in Italia". Questa riflessione apre alla realtà di un mercato in rapida evoluzione, dove la capacità di adattarsi alle nuove tecnologie determinerà i leader di domani. La preoccupazione maggiore di Sacerdote si focalizza sull'adeguatezza della formazione attuale, criticando le università per il loro "molto indietro" approccio e la "poca aderenza alle facoltà stem". Questo pone interrogativi critici: le istituzioni educative stanno preparando adeguatamente i futuri leader a navigare in questa incertezza? E le aziende stesse sono pronte a sostenere una transizione verso competenze più tecnologiche e innovative? La chiusura del suo contributo, "Tutto in evoluzione… Vedremo!", non solo riconosce la fluidità del contesto ma invita anche a una riflessione continua su come le aziende e l'educazione possono evolversi per fronteggiare le sfide imminenti.

 

Giorgio Carsetti, 63 anni, Account Manager presso Italytyre Spa, la prima rete indipendente di gommisti in Italia. Appassionato di tecnologie, innovazione e nuovi modelli di business, è un perito informatico con un passato da gommista nell'azienda di famiglia e da giornalista pubblicista. Tecnico delle industrie meccaniche, è stato formatore tecnico e commerciale per importanti costruttori auto, tecnico di diagnosi per concessionarie auto e, nel 2015, è diventato responsabile dello sviluppo e dell’organizzazione di ITALYTYRE S.p.A. In questo ruolo ha potuto applicare le conoscenze e le competenze acquisite nel mondo dell’automotive.

 

Intelligenza artificiale e imprese italiane, contributo

I gommisti, come tutte le piccole e medie imprese, non possono permettersi di perdere le grandi opportunità offerte dall’intelligenza artificiale. Per evolversi attraverso le nuove tecnologie, le piccole imprese devono rivoluzionare il loro modo di fare business, mettendo in discussione le proprie certezze e adottando una mentalità dinamica e aperta al cambiamento.

 

Per migliorare la loro proposta di valore, le piccole imprese necessitano di risorse economiche e umane, oltre a competenze tecnologiche esterne, per ridefinire in maniera incrementale ed evolutiva i propri processi e valori secondo i bisogni e le aspettative dei clienti. Le tecnologie basate sull'intelligenza artificiale, come la realtà virtuale, la realtà aumentata e gli algoritmi di apprendimento automatico, permettono ai marchi di creare esperienze immersive e iper-personalizzate per i consumatori.

 

Analizzando grandi quantità di dati, l'AI aiuta le aziende a comprendere le preferenze e i comportamenti dei consumatori, consentendo loro di personalizzare le proprie offerte e strategie di marketing. L’intelligenza artificiale offre diverse opportunità per migliorare il risk management e la strategia aziendale delle piccole imprese. Può analizzare grandi quantità di dati provenienti da diverse fonti per identificare modelli, tendenze e correlazioni che potrebbero indicare potenziali rischi o opportunità per l'azienda. Ad esempio, l'analisi dei dati finanziari e operativi può rivelare segnali precoci di problemi finanziari o inefficienze operative.

 

Le piccole imprese devono abbandonare l’individualismo e unirsi con altre realtà per diventare sempre più competitive. In uno scenario sempre più incerto, complesso e in rapido cambiamento, è un po’ come Totò e Peppino che chiedevano al vigile: "Vogliamo sapere, per andare dove vogliamo andare, per dove dobbiamo andare?"

 

Neanche l’intelligenza artificiale più avanzata, che elabora immense quantità di dati attraverso computer quantistici, sarebbe in grado di rispondere a questa domanda. La mente umana non potrà mai essere rimpiazzata dall’intelligenza artificiale. La tecnologia continua a essere costituita da strumenti gestiti dalle persone e non viceversa.

 

Il futuro non apparterrà ai solisti, ma a orchestre sinfoniche, composte da molti elementi che suonano all’unisono, magistralmente diretti da un grande direttore d’orchestra.

 

Cosa ho imparato

Giorgio Carsetti presenta una visione complessa e provocatoria riguardo l'impiego dell'intelligenza artificiale nelle piccole e medie imprese. Al cuore della sua riflessione vi è un monito chiaro: nonostante l'avanzata tecnologica, l'essenza del business rimane umana e profondamente relazionale. Carsetti non nega l'importanza delle nuove tecnologie, anzi, enfatizza il bisogno di adattarsi e di evolversi. Tuttavia, sottolinea anche il limite intrinseco dell'AI, incapace di sostituire la complessità del pensiero umano.

 

In particolare, Carsetti mette in guardia le piccole imprese dall'individualismo, proponendo invece un modello collaborativo, quasi orchestrale, dove la tecnologia serve come strumento per amplificare e non soppiantare l'ingegno umano. È interessante notare come utilizza l'analogia di Totò e Peppino per illustrare la confusione e l'incertezza nell'adattarsi a percorsi non delineati: "Vogliamo sapere, per andare dove vogliamo andare, per dove dobbiamo andare?".

 

Questa domanda retorica solleva un punto cruciale: in un mondo dominato da dati e previsioni, la direzione effettiva da prendere non è sempre chiara. L'intelligenza artificiale può offrire strumenti per analizzare il presente e prevedere il futuro, ma chi decide il percorso? E fino a che punto l'intervento umano resta determinante nel plasmare queste decisioni?

 

Carsetti ci invita a riflettere sulla vera natura dell'innovazione in ambito business: non un semplice accumulo di tecnologie avanzate, ma una sinfonia di capacità umane e digitali che devono suonare in armonia. Quindi, possiamo veramente affidarci ciecamente all'AI per navigare il futuro, o ci serve ancora un "grande direttore d'orchestra" che intuisca oltre i dati, guidando con visione e umanità?

 

Giorgio Fatarella un professionista esperto nel campo della trasformazione digitale e dell'intelligenza artificiale.

Si occupa di rendere l'uso del digitale nelle aziende una risorsa concreta di business, ottenendo risultati tangibili. In particolare, aiuta a creare crescita di business e assistenti aziendali personalizzati basati sull'intelligenza artificiale che facilitano l'accesso alle informazioni sia per i clienti che per i dipendenti e migliorano l'efficienza operativa.

Fatarella è anche un punto di riferimento per le aziende che cercano di prosperare nell'era digitale in continuo cambiamento, offrendo competenze e risorse necessarie per crescere nel business e nella base clienti.

Ha maturato le sue esperienze da impiegato, a manager fino ad imprenditore seriale e oggi consulente ed ha esperienze concrete in vari settori di mercato. Inoltre, contribuisce con articoli e riflessioni sul futuro dell'intelligenza artificiale e su come le tecnologie generative come GPT possano essere integrate nel mondo del lavoro e della vita quotidiana.

Giorgio Fatarella è attivo su Medium e LinkedIn, dove condivide le sue conoscenze ed esperienze con una vasta community professionale.

 

Intelligenza artificiale e imprese italiane, contributo

Come viene percepita l'innovazione portata dalla intelligenza artificiale dagli imprenditori?

 

È un argomento molto interessante e attuale quello che hai sollevato Andrea.

 

L'intelligenza artificiale (AI) sta diventando sempre più un punto focale nelle strategie di innovazione di molte aziende, anche in Italia.

 

Percezione dell'Intelligenza Artificiale tra gli Imprenditori Italiani

Positività e Opportunità

Molti imprenditori italiani vedono l'intelligenza artificiale come una grande opportunità per migliorare l'efficienza e la competitività delle loro aziende. C'è un crescente entusiasmo per le potenzialità dell'AI di automatizzare i processi produttivi, migliorare la customer experience, e personalizzare le offerte commerciali. Questo si riflette in una maggiore propensione ad investire in tecnologie avanzate e a sperimentare nuove soluzioni di business basate sull'AI.

 

Preoccupazioni e Sfide

Nonostante l'ottimismo, esistono anche preoccupazioni.

Alcuni imprenditori temono che l'adozione dell'AI possa comportare rischi significativi, come la perdita di controllo su decisioni cruciali che potrebbero essere delegate a sistemi automatizzati. Inoltre, la questione della privacy dei dati e la sicurezza informatica sono grandi temi di dibattito. La necessità di una formazione adeguata per i dipendenti e l'aggiornamento delle competenze professionali sono visti come ostacoli importanti alla piena integrazione dell'AI nelle pratiche aziendali.

 

Visione Strategica

In termini di visione strategica, molti leader aziendali italiani stanno gradualmente riconoscendo che l'AI non è solo uno strumento per ridurre i costi, ma anche un potente catalizzatore per l'innovazione e la creazione di nuovo valore. Questa percezione aiuta a spingere un'adozione più strategica e riflessiva dell'AI, orientata non solo verso l'efficienza operativa, ma anche verso lo sviluppo di nuovi modelli di business e presto anche al tema del valore immateriale. Su questo ci sto lavorando molto sia da un punto di vista di modelli di raccolta dati e informazioni che di articoli. Qui un link: https://www.assisstack.eu/patrimonioimmateriale

 

Supporto Istituzionale

L'interesse degli imprenditori è ulteriormente supportato da iniziative a livello nazionale ed europeo che promuovono la digitalizzazione e l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Programmi di finanziamento e incentivi fiscali sono stati implementati per aiutare le PMI e le grandi aziende a superare le barriere finanziarie all'adozione dell'AI.

 

Conclusioni

In conclusione, mentre l'adozione dell'intelligenza artificiale da parte degli imprenditori italiani presenta sfide e opportunità, la tendenza generale è verso un'accettazione crescente dell'AI come leva per l'innovazione e il miglioramento competitivo. La chiave per un'integrazione efficace sarà navigare con attenzione tra entusiasmo per le nuove tecnologie e prudenza nella gestione dei rischi associati.

Questo equilibrio tra innovazione e cautela sembra delineare il cammino futuro per l'intelligenza artificiale in Italia nel contesto aziendale ed è questo il punto da superare, perché questo punto crea un attrito sostanziale nella decisione base: da dove cominciare?

 

Cosa ho imparato

Giorgio Fatarella, con la sua visione in campo digitale, mette in luce un dilemma fondamentale nell'adozione dell'intelligenza artificiale (nelle aziende italiane: il bilanciamento tra l'entusiasmo per le nuove tecnologie e la cautela nella loro implementazione. Questa dualità emerge chiaramente quando consideriamo come "molti imprenditori italiani vedono l'intelligenza artificiale come una grande opportunità per migliorare l'efficienza e la competitività" e al contempo temono "rischi significativi, come la perdita di controllo su decisioni cruciali" e problemi legati alla "privacy dei dati e la sicurezza informatica".

 

Il punto critico di questa narrazione è il dilemma su "da dove cominciare?" nel percorso di digitalizzazione. L'approccio di Fatarella suggerisce che la soluzione non sta solo nell'adozione tecnologica, ma nella creazione di una cultura aziendale che sappia integrare l'AI con consapevolezza e strategia. La questione fondamentale che emerge è: come possono le aziende navigare efficacemente tra queste opportunità e minacce? La risposta potrebbe risiedere nella creazione di un equilibrio dinamico che valorizzi l'innovazione pur gestendo i rischi associati.

 

Questa riflessione solleva interrogativi cruciali sulla sostenibilità a lungo termine di queste strategie digitali: È possibile per le aziende italiane mantenere un passo innovativo senza compromettere aspetti fondamentali come la sicurezza dei dati e l'autonomia decisionale? E come possono, quindi, le iniziative di supporto da parte delle istituzioni agevolare questo processo di innovazione, evitando di limitare la libertà delle imprese di innovare autonomamente?

 

In definitiva, la visione di Fatarella non solo evidenzia il potenziale trasformativo dell'AI, ma anche l'importanza di un'adozione riflessiva e strategicamente guidata, un punto che ogni leader aziendale dovrebbe considerare attentamente nell'era digitale.

 


Intelligenza artificiale e imprese italiane, contributo

Intelligenza Artificiale, dove "intelligenza" come termine è sostanzialmente da definire con "facoltà mentale", almeno fino a poco tempo fa. Mentre poi è giunto il resto; l'artificiale, ovvero ciò che è stato creato dall'uomo o che grazie ad esso ha modo di progredire. In realtà, l'umanità fin dai suoi albori ha mostrato capacità di artificio. Sa creare! L'umanità, perciò, tendenzialmente crea qualcosa per trarre un vantaggio... sempre e di qualsiasi tipologia. Ecco il fuoco, la ruota, la calcolatrice e perfino l'arte, che è utile all'anima.


Oggi si parla tanto di intelligenza artificiale che nulla altro è, attualmente, se non un sistema informatico che velocizza calcoli complessi idonei a facilitare dinamiche di ragionamento in ogni ambito. L'intelligenza artificiale viene addestrata, viene informata e tende così al ragionamento umano grazie esclusivamente all'immissione di informazioni virtuali che, a sua volta, il programma può avere possibilità di consultare, di confrontare e, pertanto, reagire o comunque rispondere a specifica domanda, anche suggerendo un ulteriore punto di vista. Tutto è però un intreccio fatto di statistiche, di attendibilità, di immissione di informazioni e di costante programmazione umana, che attualmente ne tiene le redini. Sì, magari, la macchina, un giorno riuscirà a rendersi autonoma... è possibile e a questa evenienza - da scongiurare a mio parere - i comitati umani stanno lavorando, ma inevitabilmente l'intelligenza artificiale farà parte della nostra quotidianità come il cellulare, la corrente elettrica e la formazione. L'umanità si evolve anche grazie alle esigenze e alle criticità che trova nel proprio percorso, questa scoperta sarà parte integrante del processo umano sotto ogni aspetto, non ho dubbi. Oggi è giunta qui.

 

Cosa ho imparato

Il contributo di Orazio R. apre una riflessione profonda sull'evoluzione dell'intelligenza artificiale, considerando non solo il suo aspetto tecnologico, ma anche il suo intrinseco legame con lo sviluppo umano. L'AI, definita come "un sistema informatico che velocizza calcoli complessi idonei a facilitare dinamiche di ragionamento in ogni ambito", ci invita a riflettere sulla nostra stessa natura di creatori e sull'impatto delle nostre invenzioni.

 

Ciò che colpisce è l'affermazione "l'umanità fin dai suoi albori ha mostrato capacità di artificio", che evidenzia come l'innovazione sia un tratto distintivo dell'essere umano. L'AI, quindi, non è un fulmine a ciel sereno ma l'ultimo passo di un lungo cammino. Tuttavia, l'autore sottolinea un aspetto cruciale: "tutto è però un intreccio fatto di statistiche, di attendibilità, di immissione di informazioni e di costante programmazione umana", rivelando come, nonostante i progressi, l'AI resti profondamente ancorata alle sue origini umane.

 

La prospettiva di una macchina autonoma "è possibile e a questa evenienza - da scongiurare a mio parere - i comitati umani stanno lavorando", introduce un dilemma etico. L'autonomia dell'AI solleva questioni di controllo, sicurezza e, infine, di moralità. Che responsabilità abbiamo nel modellare queste capacità? E come assicurarci che l'AI rimanga uno strumento e non diventi un sostituto dell'ingegno umano?

 

La visione di Orazio R. che "l'intelligenza artificiale farà parte della nostra quotidianità come il cellulare, la corrente elettrica e la formazione" è una profezia quasi assodata. Ma come ci adatteremo a questa convivenza? L'integrazione dell'AI nella vita quotidiana sarà il vero banco di prova del nostro ingegno e della nostra capacità di gestire le conseguenze delle nostre creazioni.

 

In definitiva, il contributo di Orazio pone una questione cruciale: l'intelligenza artificiale diventerà un'estensione delle nostre capacità mentali o ne prenderà il posto? Nell'esplorazione di questi nuovi territori, saranno indispensabili prudenza e una visione orientata al futuro.

 

Robert Von Sachsen Bellony; Nato a Città del Vaticano, nel 1974, sono cresciuto studiando liceo scientifico a Roma e giurisprudenza a Bologna, Barcellona e Londra, approdando a diventare solicitor nel Regno Unito, negli ultimi venti anni mi sono occupato prevalentemente di diritto internazionale pubblico e privato.

Scrivo romanzi dedicati alla ricerca personale della consapevolezza, della capacità di vivere nell'Adesso e di collegamento con il proprio sé superiore.

Per passione scrivo articoli di geopolitica sul Nuovo Giornale Nazionale di Augusto Vasselli e Silvano Danesi.


Intelligenza artificiale e imprese italiane, contributo

Cos'è per me l'intelligenza artificiale

L'intelligenza artificiale, da tempo non è più una prospettiva futuristica dei romanzi di fantascienza.


Da svariati anni, è una realtà tangibile che permea molti aspetti della nostra vita quotidiana, da semplici assistenti vocali fino ai più complessi sistemi predittivi utilizzati in ambiti come la medicina, la sicurezza (Estate scorsa a Caorle e Lignano Sabbiadoro le prime prove) e la finanza.

Tuttavia, nonostante le sue indiscutibili potenzialità, l'intelligenza artificiale porta con sé anche una serie di criticità e rischi, soprattutto se usata impropriamente o senza le necessarie precauzioni.


Uno dei principali punti di fragilità dell'intelligenza artificiale è la sua dipendenza dai dati; infatti, mi sembra di essermi documentato che gli algoritmi di apprendimento automatico, che formano la spina dorsale di molte applicazioni, apprendono da grandi quantità di dati.

Se questi dati sono distorti, incompleti o viziati da pregiudizi, le decisioni saranno altrettanto sbagliate.


Questo potrebbe a mio parere generare discriminazioni involontarie in ambiti critici come l'assunzione lavorativa, i prestiti bancari, e la giustizia penale.

Un altro aspetto problematico è la trasparenza, molte applicazioni operano come "scatole nere", questo rende difficile verificare la correttezza delle decisioni prese e può complicare il processo di contestazione o di correzione degli errori.

Il rischio per la sicurezza è un altro grande problema del cattivo utilizzo dell'intelligenza artificiale.


Sistemi intelligenti mal configurati o con sicurezza inadeguata possono essere vulnerabili agli attacchi informatici, che possono portare a perdite massive di dati. Inoltre, esiste un aspetto ancora più "oscuro", riguardante l'utilizzo dell'intelligenza artificiale per lo sviluppo di armi autonome o per la sorveglianza di massa, problemi che sollevano gravi questioni etiche e potenziali pericoli a livello globale.

Ho sentito in sterili dibattiti altrettanto vacue allusioni sulla necessità di una regolamentazione dell'intelligenza artificiale con norme che dovrebbero mirare a garantire che l'intelligenza artificiale sia sviluppata e implementata in modo etico, sicuro e trasparente.


Da mio modesto parere potrebbero servire, si delle normative, purché siano chiare e possano aiutare a stabilire standard su come i dati vengono raccolti, usati e condivisi, oltre a definire chi è responsabile in caso di errori o danni causati dalle macchine.

Mentre l'intelligenza artificiale continua a evolversi e a espandere le sue capacità, è fondamentale comprendere e non lasciare scivolare autonomamente il suo impatto sul nostro tessuto sociale.


Solo così possiamo sperare di sfruttare i benefici di questa potente tecnologia minimizzando i rischi.


Alla fine, l'intelligenza artificiale dovrebbe lavorare per noi, non contro di noi, favorendo un futuro in cui la tecnologia e l'umanità possono coesistere in simbiosi prosperosa.

 

Cosa ho imparato

Robert Von Sachsen Bellony ci presenta un panorama lucido e critico sull'intelligenza artificiale, una tecnologia che, da mero soggetto di narrativa futuristica, è diventata una realtà incisiva nella vita di tutti i giorni. La sua analisi si apre riflettendo su come l'AI, dai semplici assistenti vocali ai complessi sistemi predittivi, sia ormai pervasiva, ma allo stesso tempo sottolinea che "nonostante le sue indiscutibili potenzialità, l'intelligenza artificiale porta con sé anche una serie di criticità e rischi".

 

Il fulcro della sua preoccupazione riguarda la dipendenza dell'AI dai dati. Egli evidenzia come "gli algoritmi di apprendimento automatico, che formano la spina dorsale di molte applicazioni, apprendono da grandi quantità di dati". Qui risiede una mina vagante: se i dati sono "distorti, incompleti o viziati da pregiudizi, le decisioni saranno altrettanto sbagliate", innescando discriminazioni involontarie in campi delicati come l'assunzione lavorativa e la giustizia penale.

 

Von Sachsen Bellony non trascura neanche l'opacità delle "scatole nere" in cui l'AI opera, rendendo arduo "verificare la correttezza delle decisioni prese". Questo solleva un interrogativo di trasparenza che non può essere ignorato. Infine, pone in rilievo i pericoli della sicurezza e le implicazioni etiche dello sviluppo di tecnologie quali le armi autonome e la sorveglianza di massa, segnalando come sia imperativo "non lasciare scivolare autonomamente il suo impatto sul nostro tessuto sociale".

 

La sua chiusura è un appello alla responsabilità collettiva: l'AI "dovrebbe lavorare per noi, non contro di noi", evidenziando la necessità di un dialogo continuo tra tecnologia e umanità. La domanda che rimane aperta, quindi, è: come possiamo garantire che l'evoluzione dell'AI si allinei eticamente con i valori umani fondamentali? Questa riflessione non soltanto sottolinea l'importanza del progresso tecnologico ma ci invita a considerare profondamente il suo impatto e le sue ramificazioni per il futuro.

 

Veronica Del Priore: Esperta in Digital marketing e appassionata di intelligenza Artificiale. La mia missione è semplice ma ambiziosa: promuovere la conoscenza e l’utilizzo dell’AI per imprese, manager, studenti e studentesse. Content Manager in Quest-it s.r.l. e membro attivo di Women in AI Italy e Donne 4.0, mi dedico a democratizzare la conoscenza sull’AI, senza mitologie o racconti hollywoodiani. Voglio che tutti possano comprendere le potenzialità e i vantaggi di questa tecnologia fin da subito.

Sono anche nel consiglio direttivo di Siena Alunni, dell’Università di Siena. Qui, lavoriamo per creare una comunità di apprendimento aperta e inclusiva, dove l’AI è alla portata di tutti.

La mia attività di divulgazione su LinkedIn mi ha fatto guadagnare il riconoscimento come Top AI Voice.


Intelligenza artificiale e imprese italiane, contributo

Il continuo contatto con stakeholders e aziende mi ha fatto vedere da vicino il cambiamento che queste hanno avuto nei confronti dell''intelligenza artificiale. In soli due anni coloro che dovevano essere "educati" all'AI sono diventati consapevoli dell'esistenza di questa tecnologia e nel volerla integrare nei loro sistemi.

Ma l'avvento dirompente dell'AI generativa ha portato con sé anche tanta confusione. Così chi, come me, si ritrovata nel 2023 a spiegare cos'è l'intelligenza artificiale oggi deve necessariamente far luce sulle applicazioni pratica dell'intelligenza artificiale per le aziende. Ad esempio, capita che alcuni decision maker aziendali ritengano che l'integrazione di soluzioni come ChatGPT nel customer care possa essere una risposta completa a tutte le esigenze dei clienti senza considerare che probabilmente questo sistema porterà fuori dal percorso di acquisto previsto (customer journey) perché non è un sistema personalizzato in base agli obiettivi specifici dell'azienda.

In generale settori come quello bancario, la Pubblica Amministrazione e molte utility dimostrano una sensibilità particolarmente elevata verso l'adozione dell'AI, riconoscendo nell'AI un'opportunità per potenziare l'efficienza dei servizi offerti.

 

Cosa ho imparato

Il contributo di Veronica Del Priore evidenzia una transizione cruciale nel panorama del digital marketing: l'evoluzione della percezione dell'intelligenza artificiale da fenomeno sconosciuto a strumento essenziale. Questa trasformazione non è priva di sfide, come suggerisce il passaggio dal dover "educare" alla consapevolezza, fino alla difficoltà di applicazione pratica senza ambiguità. La confusione intorno alle capacità di soluzioni come ChatGPT nel customer care solleva una questione fondamentale: può un'intelligenza artificiale generica realmente soddisfare le esigenze specifiche di un'azienda senza compromettere il customer journey?

 

Mentre alcuni settori mostrano una maggiore apertura verso l'AI, il rischio di adozioni superficiali che non tengano conto delle necessità specifiche è alto. Le aziende sembrano riconoscere nell'AI un'opportunità per aumentare l'efficienza, ma senza un'adeguata personalizzazione, queste tecnologie potrebbero deviare piuttosto che supportare il percorso di acquisto dei clienti.

 

Come possiamo allora garantire che l'integrazione dell'AI sia non solo innovativa ma anche idonea e mirata? La sfida sta nel bilanciare l'entusiasmo per le nuove tecnologie con un approccio critico e consapevole alle loro reali capacità e limiti. Questo dibattito apre una riflessione più ampia: l'AI sta diventando un'esca tecnologica o una reale leva di trasformazione strategica per le aziende?

 

Intelligenza artificiale e imprese italiane: Conclusioni

I contributi offrono una visione significativa su come il tessuto imprenditoriale e professionale italiano interpreta l'intelligenza artificiale. È evidente che ogni sollecitazione meriterebbe un approfondimento che purtroppo in questo articolo non trova spazio, ma spero ci saranno ulteriori occasioni per esplorare ogni singolo tema.

 

Un aspetto che desidero aggiungere alle analisi precedenti riguarda il tessuto imprenditoriale italiano: le aziende in Italia sono perlopiù microimprese, che spesso chiamiamo impropriamente PMI. In realtà, per PMI si intendono quelle imprese che hanno tra 10 e 249 dipendenti, mentre le microimprese ne hanno meno di 10.

 

Secondo i dati più recenti, in Italia ci sono circa 4,5 milioni di microimprese, che rappresentano oltre il 94,8% di tutte le imprese presenti sul territorio nazionale​​. Questo dato evidenzia quanto le microimprese siano una componente fondamentale dell'economia italiana, impiegando una parte significativa della forza lavoro e contribuendo notevolmente alla creazione di nuovi posti di lavoro.

 

Questa caratteristica distingue l'economia italiana rispetto al panorama internazionale, dove prevalgono poche grandi aziende in grado di accentrare prodotti e servizi. La diffusione così capillare dello spirito imprenditoriale in Italia, sebbene rappresenti un'anomalia rispetto alle principali economie mondiali, è una delle nostre forze. Le microimprese, grazie alla loro agilità e flessibilità, possono adattarsi più facilmente ai cambiamenti del mercato, nonostante le sfide economiche e normative​​.

 

Inoltre, lo spirito imprenditoriale italiano si distingue per un approccio distintivo, come efficacemente sottolineato da Andrea Pontremoli durante un suo intervento pubblico. Egli ha messo in luce una differenza fondamentale tra gli imprenditori italiani e quelli di altre nazioni, con particolare riferimento al settore meccanico. Secondo Pontremoli, mentre un imprenditore tedesco utilizzerebbe un nuovo macchinario seguendo scrupolosamente il manuale, l'imprenditore italiano preferirebbe apportare modifiche per adattarlo alle proprie esigenze e alla visione aziendale. Questa capacità di personalizzazione rende le imprese italiane uniche nel loro genere.

 

Questa riflessione assume una rilevanza cruciale, poiché, nonostante le microimprese italiane incontrino difficoltà strutturali legate a limitate risorse finanziarie e a una scarsa familiarità con l'integrazione di nuove tecnologie come l'intelligenza artificiale generativa, la predisposizione degli imprenditori italiani alla personalizzazione potrebbe trasformarsi in un vantaggio significativo. Piuttosto che tentare di sviluppare autonomamente un'intelligenza artificiale generativa italiana, sarebbe più pragmatico e strategico utilizzare le piattaforme già esistenti fornite da aziende come OpenAI, Google, Amazon, Microsoft e altre, integrando poi personalizzazioni specifiche che riflettano le unicità dell'imprenditoria italiana.

 

Se l'Italia non cercasse di competere direttamente con le grandi piattaforme, ma puntasse invece sulla loro personalizzazione, magari attraverso consorzi di aziende o organizzazioni, potrebbe non solo posizionarsi meglio ma anche perpetuare il patrimonio del "saper fare" delle nostre realtà imprenditoriali. Questo approccio, sebbene complesso, risulta più praticabile rispetto alla creazione di una nuova intelligenza artificiale generativa italiana o al lasciare che le singole microimprese affrontino da sole il cambiamento dettato dall'AI generativa.

 

Uno degli ostacoli principali per l'intelligenza artificiale generativa moderna è l'ottenimento di dati di alta qualità necessari al suo addestramento. In Italia, tali risorse sono presenti ma frammentate all'interno del panorama imprenditoriale nazionale. Il primo passo fondamentale consiste nel facilitare l'accesso a queste informazioni, organizzandole in un formato che sia ottimale per l'addestramento di piattaforme di intelligenza artificiale. Pur riconoscendo le sfide inerenti a questa iniziativa, un tale progresso, che è sia tecnologico che culturale, potrebbe portare alla creazione di sistemi di intelligenza artificiale personalizzati per ciascuna impresa o settore. Questi sistemi sarebbero capaci di assimilare e riflettere le competenze, la tradizione e l'intuito che caratterizzano l'imprenditoria italiana.

In conclusione, l'intento di questa analisi sulla percezione dell'AI da parte degli imprenditori e professionisti italiani non è di essere scientificamente rigorosa né esaustiva, ma di fungere da punto di partenza per una presa di coscienza e un dibattito su come l'AI in generale, e l'intelligenza artificiale generativa in particolare, possano influenzare il futuro dell'imprenditoria italiana.

 

Ringraziamenti

Desidero esprimere la mia gratitudine più profonda a tutti i dodici professionisti e imprenditori che hanno arricchito la stesura di questo articolo con le loro preziose visioni e riflessioni sul futuro dell'intelligenza artificiale nel contesto imprenditoriale italiano.

Un sentito grazie a: Antonio Albanese, Cleto Corposanto, Veronica Del Priore, Giorgio Fatarella, Angela Pietrantoni, Andrea Pietrini, Emanuele Sacerdote, Angelo Sorbello, Robert Von Sachsen Bellony, Orazio R. (OR-4) e Antonio Zaffarami.


Un ringraziamento speciale va a Giorgio Carsetti, per la sua generosità nel condividere la sua rete di contatti e per il suo sostegno entusiasta a questo esperimento, arricchendolo con consigli preziosi e un contagioso spirito di scoperta.


Il vostro impegno nell'esplorare queste tematiche non solo contribuisce significativamente al dibattito sull'AI, ma stimola una riflessione continua sull'impatto che queste tecnologie possono avere sul futuro delle nostre aziende e della società nel suo insieme. Grazie per il tempo dedicato e per l'entusiasmo con cui avete condiviso le vostre conoscenze e visioni.

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