Davos 2026, l’economia entra in modalità negoziato: tariffe, energia e AI cambiano la cassetta degli attrezzi delle imprese
- Andrea Viliotti

- 3 giorni fa
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Settimana 18–24 gennaio 2026: gli shock non arrivano più solo dai dati macro, ma da decisioni politiche e regole che toccano export, filiere, credito e compliance.
A Davos 2026 il World Economic Forum ha scelto come cornice “A Spirit of Dialogue”. Eppure, nella settimana 18–24 gennaio, la parola più ascoltata dai manager non è stata “dialogo”, ma “condizioni”: condizioni commerciali, condizioni di accesso ai mercati, condizioni per investire, condizioni di finanziamento.
Per le imprese italiane (manifattura-export, energia‑intensive, automotive, moda‑lusso, agroalimentare, difesa‑aerospazio, ICT‑servizi) la ricaduta concreta è semplice da descrivere: cresce il valore del presidio regolatorio e contrattuale, mentre diminuisce l’utilità dei piani “monocanale” (un solo mercato, una sola filiera, un solo fornitore, un solo modello di pricing).

Davos 2026: il “dialogo” come metodo, la geoeconomia come pratica
Il presidente del Forum, Børge Brende, ha sintetizzato il mood con una frase che vale come bussola manageriale: “a moment of uncertainty, but also possibility”. Tradotto: l’incertezza non è un incidente di percorso, ma il contesto. E il contesto, per chi fa impresa, si governa con processi.
Nel linguaggio di Davos, “geoeconomia” significa che leve un tempo separate (politica estera, dazi, export controls, sussidi, standard tecnologici, regole sui dati) vengono usate insieme. Il rischio percepito dal business non è solo pagare un dazio, ma trovarsi con una regola che cambia in corsa e obbliga a riprogettare prodotto, certificazioni, filiera o contratti.
Quando tariffe, investimenti e regole diventano leva industriale
Negli USA/Stati Uniti la minaccia tariffaria è tornata al centro del dibattito; in Cina il messaggio pubblico è stato di apertura agli investimenti; nell’UE/Unione europea cresce la pressione per rispondere con strumenti di difesa commerciale. La combinazione rende più complesso, ma anche più gestibile, il calcolo per chi esporta: perché obbliga a esplicitare scenari e soglie decisionali.
A Davos, il ministro canadese François‑Philippe Champagne ha riassunto la domanda dei grandi gruppi: “Stability, predictability, and the rule of law… it’s in short supply.” Questa frase è una buona check‑list anche per una PMI italiana: dove sono i punti di instabilità nel mio fatturato estero? E quali clausole contrattuali, opzioni logistiche e scelte di mercato riducono la vulnerabilità?
Sul fronte cinese, il vicepremier He Lifeng ha insistito sull’idea di “salire a bordo della grande nave della globalizzazione” e ha promesso un ambiente più aperto e orientato al mercato. Per le imprese italiane, il punto operativo non è scegliere “Cina sì/Cina no”, ma distinguere: (1) domanda finale (lusso, meccanica di precisione, agroalimentare), (2) produzione e componenti, (3) know‑how e dati. Ogni gamba ha rischi regolatori e reputazionali diversi.
L’UE, nel frattempo, discute come reagire a pressioni esterne con strumenti come l’Anti‑Coercion Instrument. Per le aziende questo significa un ritorno dell’Europa come “attore regolatorio”: le contromisure possono colpire settori specifici e generare effetti a catena su forniture, prezzi e gare pubbliche.
In positivo, l’apertura di nuovi canali commerciali (si pensi ai dossier tra UE e Paesi del Mercosur, richiamati in copertura questa settimana) va letta come opportunità di diversificazione: per l’agroalimentare e la meccanica la domanda c’è, ma il vantaggio competitivo passa da certificazioni, regole d’origine e logistica. Non basta “trovare un buyer”: serve un impianto documentale replicabile.
Energia e capitali: il “premio geopolitico” entra nei listini
La settimana ha mostrato bene un punto spesso sottovalutato: l’energia non è solo un costo industriale, è anche un canale di trasmissione geopolitico e finanziario. Quando il rischio sale, si vede nei prezzi e negli spread, e questo arriva rapidamente alle imprese via: (a) bolletta e contratti, (b) costo del capitale, (c) fiducia e ordini.


Per l’Italia, energia‑intensive e manifattura export vedono due effetti immediati: la necessità di disciplinare il rischio (hedging e clausole) e di tradurre l’incertezza in range di prezzo e margine. Dove questo non è possibile, l’azienda deve almeno rendere “visibile” l’esposizione: quali prodotti e commesse assorbono volatilità e quali no.


Il messaggio per i CFO non è “fare trading”, ma trasformare i prezzi in policy interna: soglie di rinegoziazione listini, coperture valutarie per Paese, e criteri di selezione fornitori che includano il rischio paese e il rischio normativo. Per la PA e le aziende pubbliche, significa anche ripensare capitolati e clausole di revisione prezzi: la volatilità non è scomparsa, è diventata intermittente.
Tech e AI: compliance come capacità di vendita (non solo costo)
A Davos l’intelligenza artificiale è stata trattata meno come “novità” e più come infrastruttura. Questo cambia il lavoro delle imprese italiane: dalla sperimentazione alla gestione dei rischi (dati, proprietà intellettuale, sicurezza, responsabilità). In parallelo, l’Europa sta entrando nella fase operativa delle regole digitali: chi arriva preparato riduce tempi di vendita e frizioni con clienti e procurement.
Una conseguenza poco discussa è l’emergere di “osservatori algoritmici”: motori di ricerca, marketplace, sistemi di scoring (credito e supply chain), piattaforme di procurement e compliance tool che filtrano visibilità e accesso ai contratti. Per un’impresa B2B o per un fornitore della PA, non essere “leggibile” da questi sistemi equivale a perdere opportunità.
Tre scelte pratiche, replicabili in azienda senza attendere nuove leggi:1) Inventario dei casi d’uso AI: per ogni processo, indicare dati usati, output, decisioni coinvolte e owner.2) Dossier di conformità “pronto gara”: policy dati, sicurezza, tracciabilità modelli, gestione fornitori cloud.3) Contrattualistica aggiornata: clausole su training data, riservatezza, subfornitori e audit.
Italia: ricadute operative su filiere e PA
Il punto non è indovinare quale shock arriverà, ma costruire resilienza decisionale. Ecco la traduzione “meccanismo → implicazione → scelta” per sette filiere chiave:
· Manifattura-export: Meccanismo: rischio dazi/contromisure e regole d’origine. Implicazione: margini più variabili e rischio di blocco doganale. Scelta: mappa HS code, alternative di routing, clausole “change in law” e piani di dual-sourcing.
· Energia‑intensive: Meccanismo: volatilità su oil/gas e policy energetiche. Implicazione: costo unitario instabile. Scelta: mix tra coperture, PPA/contratti, efficienza e pass‑through contrattuale con clienti.
· Automotive: Meccanismo: regole su origine, componenti critici e incentivi. Implicazione: rischi su supply chain e tempi. Scelta: qualificare fornitori “tier 2”, ridurre single‑point‑of‑failure, presidiare compliance export controls.
· Moda‑lusso: Meccanismo: oscillazioni domanda e rischio tariffario su beni “sensibili”. Implicazione: pricing e canali. Scelta: diversificare mercati e rafforzare tracciabilità (materiali, sostenibilità) per evitare barriere non tariffarie.
· Agroalimentare: Meccanismo: apertura/chiusura mercati e standard sanitari. Implicazione: opportunità export ma con compliance più stretta. Scelta: certificazioni e dossier tecnici standardizzati, logistica freddo, assicurazione credito export.
· Difesa‑aerospazio: Meccanismo: riallocazione della spesa e restrizioni tecnologiche. Implicazione: domanda ma anche vincoli ITAR/export. Scelta: “compliance by design” e programmi di supply‑chain security.
· ICT‑servizi: Meccanismo: domanda di AI e cybersecurity + regole su dati. Implicazione: crescita, ma rischio contrattuale. Scelta: offerte “audit‑ready”, gestione subfornitori, continuità operativa e risposta incidenti.
Piano 30/60/90 e Orizzonte (ultimi 6 mesi, prossimi 3 mesi)
Per trasformare la settimana in azione, serve una roadmap con owner e KPI osservabili. Di seguito una traccia “plug‑and‑play” (da adattare a settore e dimensione):
Finestra | Azioni (decisione → esecuzione) | Owner | KPI/trigger (osservabile) |
30 giorni | Mappa esposizioni (mercati, valute, HS code, fornitori) + stress test contratti; setup “war room” export/compliance. | CEO/CFO + Legale + Supply chain | Quota ricavi esposta a dazi/contromisure (mappata); % contratti con clausole revisione/forza maggiore. |
60 giorni | Rinegoziazione clausole (change in law, revisione prezzi), dual‑sourcing su input critici, dossier AI/compliance per clienti e PA. | CFO/COO + Procurement + CISO | Lead time medio fornitori critici; n. fornitori alternativi qualificati; n. audit compliance completati. |
90 giorni | Piano di investimento/capex e portafoglio mercati; strategie di copertura energia/FX; readiness per gare pubbliche e requisiti digitali. | CdA + Direzione commerciale + PA manager | Margine target per scenario (range); copertura FX su Paesi chiave; tasso successo gare (pipeline). |
Orizzonte (condizionale e attribuito)
Mondo | UE | Italia |
Ultimi 6 mesi: più uso di dazi/sussidi come leva.Prossimi 3 mesi: possibile aumento di misure “mirate” su settori. | Ultimi 6 mesi: regolazione digitale più operativa.Prossimi 3 mesi: attenzione a contromisure e strumenti anti‑coercizione. | Ultimi 6 mesi: costo del capitale sensibile agli shock.Prossimi 3 mesi: focus su export e energia in pricing e gare. |
Ultimi 6 mesi: energia volatile.Prossimi 3 mesi: rischio di nuovi picchi su input critici. | Ultimi 6 mesi: transizione tra industria e clima.Prossimi 3 mesi: pressione su supply chain e standard. | Ultimi 6 mesi: imprese tra margini e domanda.Prossimi 3 mesi: conta la disciplina contrattuale e il cash‑flow. |
Timeline
• 19 gennaio: apertura del World Economic Forum a Davos (tema 2026: “A Spirit of Dialogue”).
• 19 gennaio: interventi e reazioni su possibili misure tariffarie e contromisure UE.
• 20 gennaio: mercati europei sotto pressione per rischio dazi e incertezza politica.
• 21 gennaio: focus su Cina “open for business” e riallineamento degli investimenti.
• 22 gennaio: giornata di risk‑off su energia; Brent in calo e maggiore attenzione a rischio geopolitico.
• 23 gennaio: rimbalzo del petrolio e chiusura settimana con volatilità elevata.
• 23 gennaio: messaggi su AI, produttività e lavoro al centro del dibattito tra governi e imprese.
• Durante la settimana: discussioni UE su strumenti di difesa commerciale (Anti‑Coercion Instrument) e su resilienza delle filiere.
Numeri chiave
• Fed – target range federal funds rate: 3,50%–3,75%. Periodo: 18–24 gennaio 2026 (livello vigente). Fonte: Federal Reserve (FOMC, 10 dicembre 2025) + FRED (DFEDTARL/DFEDTARU).
• BCE – tasso sui depositi: 2,00%. Periodo: 18–24 gennaio 2026 (livello vigente). Fonte: BCE “Key ECB interest rates” + FRED (ECBDFR).
• Inflazione annua area euro (HICP): 1,9%. Periodo: dicembre 2025 (ultimo dato disponibile nella finestra). Fonte: Eurostat, “Euro indicators” (19 gennaio 2026).
• Cambio EUR/USD (tasso BCE): 1,1742 USD per 1 EUR. Periodo: 23 gennaio 2026. Fonte: BCE, Euro foreign exchange reference rates.
• Brent crude: 64,06 USD/barile. Periodo: 22 gennaio 2026. Fonte: Reuters (22 gennaio 2026) + Investing.com historical data.
• Spread BTP‑Bund 10 anni (calcolo): 0,614 punti percentuali. Periodo: 23 gennaio 2026. Fonte: Investing.com (BTP e Bund 10Y); calcolo differenza rendimenti.
Cosa monitorare nel 2026
Cosa monitorare/guardare nel 2026, alla luce di questa settimana: (1) la trasformazione dei dazi da strumento “eccezionale” a leva negoziale; (2) l’accelerazione delle regole digitali e dell’enforcement; (3) la volatilità energetica come variabile industriale; (4) la traiettoria del costo del capitale, che può cambiare anche senza variazioni dei tassi ufficiali.
Per imprese e PA, la domanda da porsi non è “che cosa succede”, ma “che cosa mi serve per reagire in 48 ore”: dati interni puliti, contratti aggiornati, supply chain visibile, e una governance AI che regga a clienti, auditor e procurement.
Filo rosso
Il filo rosso della settimana 18–24 gennaio è che l’economia globale non è ferma: è in trattativa continua. Chi esporta e investe dall’Italia deve quindi diventare più “procedurale”: meno scommesse uniche, più opzioni; meno narrazione, più documentazione; meno reazione emotiva ai titoli, più disciplina su rischi, regole e dati.






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