Trump II: un anno di policy-shock tra mercato interno e geoeconomia
- Andrea Viliotti

- 18 gen
- Tempo di lettura: 8 min
Analisi economico–geopolitica (20/01/2025 → 17/01/2026)
Dazi, confini, energia e controlli sull’export hanno ridisegnato incentivi e aspettative. UE, Cina e Russia rispondono con mosse asimmetriche. Per l’Italia l’impatto passa da filiere, tasso di cambio, difesa e compliance tecnologica.

Dollaro, dazi e confini: il primo anno di Trump II e le nuove frizioni del commercio globale
Dal 20 gennaio 2025 al 17 gennaio 2026: il cambio di passo è stato netto su commercio, migrazioni e catene del valore. L’Europa tratta e rinvia ritorsioni, Pechino alza il costo della dipendenza tecnologica, Mosca resta nel perimetro sanzionatorio. Per l’Italia la partita è concreta: export, energia, difesa e compliance su chip e dual use.
Se c’è un filo che tiene insieme il primo anno di Trump II, è l’uso sistematico di leve “geoeconomiche” — dazi, controlli all’export, sanzioni e pressione sui confini — per spostare potere contrattuale e investimenti. I mercati hanno reagito più ai segnali sulla direzione (tariffe e deregulation) che ai risultati macro già visibili. La conseguenza per UE, Cina e Russia è una maggiore incertezza regolatoria, per l’Italia, l’urgenza di leggere le filiere e coprirsi sul cambio.
USA dentro: economia, istituzioni, polarizzazione
Il pacchetto interno ha combinato tre messaggi: priorità al controllo dei confini, revisione rapida dell’impianto regolatorio e ritorno a una politica commerciale più “transazionale”. Sul versante istituzionale la sequenza di atti esecutivi del gennaio 2025 ha segnato l’avvio del mandato (fonte: Federal Register).
Sul fronte dei prezzi dell’energia — cruciale per industria e inflazione — il baricentro resta globale. La quotazione spot del WTI è scesa dal livello di metà gennaio 2025 (78,56 dollari al barile il 17/01/2025) a 59,39 dollari il 12/01/2026 (fonte: FRED/EIA). Non è un “risultato politico” in senso stretto: pesa la domanda mondiale e l’offerta OPEC+, ma la narrativa interna sull’energia influenza aspettative e investimenti.
Controargomento: una linea dura su confini e deregolazione può ridurre alcuni costi d’impresa e sostenere l’occupazione nel breve, soprattutto se accompagnata da investimenti domestici. Il rischio è che l’incertezza su dazi e controlli tecnologici freni la spesa in capitale e alimenti reazioni ritorsive.
Mercati e dollaro: il prezzo dell’incertezza regolatoria
Il dollaro è anche un termometro politico. L’indice trade-weighted del dollaro (DTWEXBGS) è sceso da 129,6771 il 17/01/2025 (ultimo dato prima dell’insediamento) a 120,5856 il 09/01/2026 (circa -7% nel periodo; fonte: FRED). È un movimento compatibile con la combinazione di aspettative sui tassi, rotazioni di portafoglio e premio per il rischio legato a guerre tariffarie.
Qui l’interpretazione è delicata: un dollaro più debole aiuta l’export americano ma rende più costose importazioni e componenti, con effetti a catena su inflazione e margini. E soprattutto non separa il “Trump effect” da Fed, ciclo globale e geopolitica.
USA fuori: dazi ed export controls come strumenti di potere
Sul fronte esterno, la postura è stata coerente: usare tariffe e licenze come leva negoziale. Nel 2025 arrivano proclamazioni su automotive, acciaio/alluminio e un meccanismo di “reciprocal tariff” (fonte: Federal Register), mentre il Dipartimento del Commercio rafforza la cassetta degli attrezzi sui controlli all’export verso la Cina, in particolare su chip e AI (fonte: U.S. Department of Commerce/BIS).
Controargomento: l’inasprimento dei controlli può rallentare il trasferimento di tecnologie dual use e alzare il costo dell’accesso cinese a capacità di calcolo avanzata. Il rovescio è che accelera la sostituzione domestica e aumenta la pressione su alleati e partner — Europa inclusa — chiamati a “scegliere lato” su standard e filiere.
UE: tra gestione del rischio e negoziato commerciale
L’Unione europea ha alternato deterrenza e pragmatismo. A marzo 2025 la Commissione annuncia contromisure su acciaio e alluminio, poi ad aprile le sospende (fonte: Commissione europea). In estate arriva un accordo commerciale UE–USA con tariff cap e impegni su energia e investimenti (fonti: Commissione europea; White House).
Impatto misurabile (proxy): per l’Italia e per l’industria europea, il driver immediato è il cambio. Con un dollaro trade-weighted in calo di circa 7% tra pre-insediamento e gennaio 2026, cambia la competitività relativa e la redditività dell’export (fonte: FRED). Ma il vero costo è l’incertezza normativa: anche con un accordo, la minaccia tariffaria resta “sul tavolo” come leva negoziale.
Controargomento UE: l’Europa ha strumenti di risposta (trade defense, mercato interno, norme su aiuti di Stato) e, in un contesto di tensione, può rafforzare la propria integrazione su difesa ed energia. Il rischio è la frammentazione: una risposta “a 27” lenta fa perdere tempo alle filiere e crea divergenze settoriali (auto, pharma, meccanica).
Cina: la frizione tecnologica diventa strutturale
Con Pechino lo scontro si è spostato dal saldo commerciale alla capacità tecnologica. Nel 2025 il Commercio USA annuncia misure per irrigidire i controlli su AI e advanced computing (fonte: U.S. Department of Commerce). Sul versante cinese, il Ministero del Commercio difende l’uso della “Unreliable Entity List” come strumento di risposta (fonte: MOFCOM).
Impatto misurabile (proxy): l’effetto più immediato non è nei numeri del PIL ma nei prezzi e nelle scelte di investimento. La discesa del WTI nel periodo (da 78,56 a 59,39 dollari; fonte: FRED/EIA) attenua una componente di costo per manifattura e shipping, ma l’incertezza su chip e licenze spinge verso duplicazioni di capacità e scorte, soprattutto in elettronica e automotive.
Controargomento Cina: la capacità di sostituzione tecnologica non è immediata, ma la Cina può compensare con politica industriale, mercati alternativi e attrazione di componenti non soggetti a restrizioni. Il rischio per gli USA è trasferire valore a competitor terzi e ridurre economie di scala delle imprese occidentali.
Russia: sanzioni, energia e il perimetro del rischio
Sulla Russia la continuità conta: il perimetro sanzionatorio resta uno strumento centrale. Nel 2025 il Tesoro USA annuncia nuove designazioni e misure (fonte: U.S. Treasury/OFAC). Qui la geoeconomia si intreccia con l’energia: prezzi più bassi del petrolio comprimono entrate, ma le sanzioni da sole non garantiscono un cambio di comportamento.
Impatto misurabile (proxy): la traiettoria del prezzo del petrolio nel periodo (WTI a 59,39 dollari il 12/01/2026; fonte: FRED/EIA) è un vincolo macro per Mosca. Ma l’adattamento via triangolazioni commerciali e “shadow shipping” resta un failure mode noto.
Controargomento Russia: l’economia di guerra e la riconversione commerciale possono mantenere la resilienza più a lungo del previsto. L’efficacia delle sanzioni dipende dall’enforcement e dalla cooperazione di paesi terzi, non solo da Washington.
Focus Italia: cinque ricadute concrete e tre leve attuabili
Per l’Italia gli impatti non sono astratti. Nella finestra 2025–inizio 2026 il mix di dazi, accordi UE–USA, export controls verso la Cina e tensione Russia–energia attraversa otto settori chiave. Ecco una mappa operativa.
• Automotive: rischio di attrito tariffario su auto/parti e pressione su componentistica; opportunità su alta gamma se il dollaro resta favorevole.
• Meccanica/beni strumentali: maggiore sensibilità a dazi “a sorpresa” e requisiti di origine; necessaria segmentazione dei clienti USA per rischio regolatorio.
• Aerospazio–difesa: domanda potenziale in crescita (NATO/riarmo), ma possibile preferenza USA per forniture domestiche; serve presidio di programmi e co-sviluppi.
• Energia: volatilità e prezzi (WTI in calo nel periodo) incidono su costi industriali e sul prezzo del gas in Europa; attenzione a LNG e contratti di lungo periodo.
• Farmaceutico: rischio di dazi/contingenti su importazioni e maggiore scrutinio su supply chain; utile diversificare produzione/packaging e certificazioni.
• Agroalimentare: esposizione a misure di ritorsione e a negoziati UE–USA; leva su qualità e canali premium.
• Moda–lusso: domanda USA sensibile a cambio e fiducia; coperture FX e pricing dinamico diventano centrali.
• ICT/semiconduttori: compliance su dual use e re-export verso Cina; maggiore costo amministrativo e necessità di controllo end-user.
Tre leve realistiche, attuabili subito:
• Leva 1 (imprese): “Filiere e compliance” – mappare i nodi USA/Cina e i componenti a rischio export controls; aggiornare screening clienti e end-use; creare un presidio Federal Register/BIS/OFAC.
• Leva 2 (finanza): “Copertura cambio e prezzi” – policy di hedging su USD e commodities; clausole di adeguamento prezzi; stress test su tariffe e tempi doganali.
• Leva 3 (policy/UE): “Negoziato e strumenti UE” – usare canali UE per stabilizzare regole (tariff cap, standard); attivare trade-defense dove serve; coordinare procurement difesa e filiere critiche (chip, spazio, energia).
Cosa guardare nel 2026: segnali precoci (senza oracoli)
Con il cutoff al 17 gennaio 2026, il 2026 vero è ancora “futuro”. I segnali precoci osservabili, però, esistono già: (1) nuove proclamazioni tariffarie e sospensioni/deroghe nel Federal Register; (2) aggiornamenti BIS su licenze e Entity List; (3) designazioni OFAC e coordinamento con UE; (4) dinamica di dollaro e petrolio come proxy di rischio e condizioni finanziarie; (5) dati CBP su encounters e rilasci (“releases”) per capire la sostenibilità operativa del confine. Per l’Italia, la qualità della reazione dipenderà dalla velocità con cui imprese e istituzioni trasformeranno l’incertezza in procedure e coperture.
Timeline (eventi ad alta energia, entro il 17/01/2026)
Data | Evento/atto | Perché conta |
20/01/2025 | Insediamento e Inaugural Address | Segna avvio Trump II e priorità su confini e geoeconomia. |
20/01/2025 | EO 14159 su immigrazione (“Protecting… Against Invasion”) | Cornice per enforcement e messaging interno. |
01/02/2025 | EO 14194: duties legati al confine sud | Uso di leve commerciali per obiettivi di sicurezza/confine. |
25/03/2025 | Commerce: misure su export controls verso Cina (AI/advanced computing) | Tecnologia come asse della competizione strategica. |
26/03/2025 | Proclamation: adjusting imports of automobiles/parts | Shock potenziale su filiere UE/Italia e automotive globale. |
02/04/2025 | Proclamation: “reciprocal tariff” | Dazi come strumento negoziale generalizzato. |
11/03/2025 | UE annuncia contromisure su acciaio/alluminio | Risposta europea, poi gestione del rischio. |
13/04/2025 | UE sospende contromisure | Segnale di negoziato e ricerca di stabilizzazione. |
28–29/07/2025 | Accordo UE–USA su commercio (tariff cap, energia, investimenti) | Riduce frizione su alcuni settori ma lascia incertezza residua. |
09/10/2025 | MOFCOM difende uso Unreliable Entity List | Pechino segnala capacità di ritorsione selettiva. |
22/10/2025 | Treasury/OFAC: nuove misure Russia-related | Continuità del perimetro sanzionatorio. |
09/01/2026 | Proclamation: adjusting imports of lumber | Segnale che l’asse tariffario resta attivo anche nel 2026 (primi giorni). |
15/01/2026 | BIS: revisione policy licenze su semiconductors verso Cina/Macau | Early signal regolatorio su chip e filiere dual use. |
Numeri chiave
KPI | Valore a t0 | Valore a t1 | Unità | Fonte | Nota interpretativa |
Indice USD trade-weighted (DTWEXBGS) | 129.6771 (17/01/2025) | 120.5856 (09/01/2026) | Index (Jan 2006=100) | FRED (BoG) | t0 e t1 = ultimo dato disponibile ≤ date; 20/01/2025 è festivo (MLK Day). |
WTI spot (DCOILWTICO) | 78.56 (17/01/2025) | 59.39 (12/01/2026) | USD/barile | FRED (EIA) | Serie giornaliera; t1 usa ultimo dato pubblicato entro cutoff. |
Saldo commerciale beni+servizi (BOPGSTB) | -96.948 (12/2024) | -29.350 (10/2025) | Milioni USD | FRED (Census/BEA) | Lag statistico: a t1 l’ultimo mese disponibile è 10/2025. |
USBP apprehensions SW border | 7.181 (03/2025) | 6.478 (12/2025) | Persone (mensile) | CBP / fonti pubbliche | t0 proxy = primo dato mensile pienamente comparabile post-insediamento. |
Nationwide encounters | 29.065 (03/2025) | 30.698 (12/2025) | Persone (mensile) | Fonti pubbliche USA | Misura “ampia” che include più canali; utile per confronti di scala. |
Δ% Indice USD (t1 vs t0) | 0,0 | -7.0 | % | Derivato da DTWEXBGS | Indicatore derivato: variazione percentuale rispetto al baseline t0. |
Il filo rosso
Il primo anno di Trump II non si riassume in un singolo numero – né in un singolo dossier – ma in un cambio di metodo: la politica economica viene trattata come leva di sicurezza nazionale e di negoziazione. Confine, tariffe, controlli all’export e sanzioni non sono episodi separati: sono strumenti che ridisegnano aspettative e regole del gioco, e quindi spostano investimenti e catene del valore prima ancora che i dati macro “consolidino”.
Per questo i mercati hanno guardato più alla qualità dell’incertezza che alle promesse. In Box 2, il dollaro trade‑weighted (DTWEXBGS) mostra un calo di circa il 7% nel confronto t1 vs t0; il WTI scende da 78,56 a 59,39 dollari al barile. Sono numeri che raccontano un contesto in cui la direzione delle policy pesa, ma non domina: a decidere sono anche ciclo globale, OPEC+ e condizioni monetarie. Il punto, però, è la trasmissione: quando l’incertezza è regolatoria (licenze, end‑use, ritorsioni mirate), la variabile critica diventa la capacità delle imprese di adattarsi, non solo il prezzo finale.
Da qui la reazione degli altri blocchi. L’UE tende a trasformare lo shock in negoziato e strumenti difensivi, cercando di evitare una spirale di ritorsioni che colpisca industrie già sotto pressione. La Cina affronta una frizione tecnologica sempre più strutturale, con il rischio di duplicazioni di capacità e “decoupling selettivo”. La Russia resta nel perimetro sanzionatorio: l’energia continua a fare da termometro, ma la tenuta dipende dall’enforcement e dalle triangolazioni.
Per l’Italia il filo rosso è operativo: geopolitica e compliance entrano nella gestione ordinaria di export, procurement e finanza. Nei settori più esposti – dall’automotive alla meccanica, dall’aerospazio‑difesa all’ICT, fino a farmaceutico, agroalimentare e lusso – la differenza la faranno tre cose: lettura delle filiere (chi vende cosa, a chi, con quali vincoli), coperture su cambio e commodity, e presidio delle regole (Federal Register, BIS, OFAC) per trasformare l’incertezza in procedure. In un mondo più “transazionale”, la competitività passa anche dalla capacità di dimostrare conformità e di negoziare margini di manovra: il 2026 sarà soprattutto un test di esecuzione, non di slogan.






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