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America First 2.0: la postura USA nel secondo mandato Trump e la nuova geografia del rischio per Europa e imprese

Nato, commercio, Artico e tecnologia si fondono in un’unica partita. Per l’Italia il punto non è “adottare” AI e robot, ma saperli industrializzare senza perdere accesso a mercati, energia e componenti critici


Gli Stati Uniti stanno ricomponendo sicurezza, commercio e tecnologia in un’unica strategia “America First”.

Per l’Europa cambia il perimetro: più spesa e capacità industriale per la difesa, meno automatismi politici in Nato.

Per le PMI italiane la partita è su filiere, compliance (export controls/AI) e produttività: AI e robotica come leva competitiva e difensiva.

 

America First 2.0: postura USA nel secondo mandato Trump

La National Security Strategy 2025 (NSS) mette nero su bianco una gerarchia: priorità al “Vicino Estero” americano (emisfero occidentale) e a strumenti di diplomazia commerciale, con tariffe e reciprocità come leve.


Sul versante europeo, la Nato ha alzato l’asticella: dal 2% del PIL come linea-guida alla nuova “5% commitment” al 2035 (3,5% core + fino a 1,5% resilienza).


Il dossier Ucraina si muove tra mediazione e deterrenza: negoziati su garanzie di sicurezza e, in parallelo, discussioni su nuove sanzioni.


In Medio Oriente la Casa Bianca ha spinto un percorso di cessate-il-fuoco a fasi su Gaza e ha mantenuto un alto profilo su forniture militari e deterrenza regionale.


La geo‑economia torna centrale: nel 2025 UE e USA hanno siglato un accordo politico su tariffe e trade che punta a stabilizzare il rapporto e ad allineare l’“economic security” (export controls, screening).


La tecnologia è la moneta del potere industriale: gli USA guidano gli investimenti privati in AI (2024) e stringono i controlli su chip e capacità di calcolo; la robotica accelera come indicatore di competitività manifatturiera.

 

Risk Radar (12 mesi – 3 anni): cosa può cambiare davvero

Nelle prossime 12–36 mesi il “rischio Paese” non sarà solo una variabile geopolitica: entrerà nei contratti, nelle regole di origine, nelle licenze tecnologiche e nei costi di energia e logistica. Cinque aree da tenere sul radar:

Nato / sicurezza — Pressione su burden sharing; procurement più “America‑centric”; escalation ibrida (cyber, sabotaggi, spazio). Segnali da monitorare: Piani annuali Nato su traiettoria 5%; tempi su munizionamento e capacità; nuove clausole su interoperabilità e supply chain.

Commercio / tariffe — Ritorno di tariffe settoriali; contromisure UE; frammentazione standard (CBAM, controlli anti‑evasione). Segnali da monitorare: Atti attuativi UE-USA; enforcement su rules of origin; aumento indagini anti‑dumping/anti‑sussidi.

Tech / export controls — Restrizioni su chip, software e modelli; compliance più onerosa per filiere che toccano USA; “trusted partners” come club. Segnali da monitorare: Nuove guidance BIS; allineamento UE su screening investimenti; richieste clienti su tracciabilità componenti e dataset.

Energia / materie prime — Prezzi e volatilità per rotte/teatri; competizione su LNG e critical minerals; rischio Artico. Segnali da monitorare: Contratti LNG; decisioni su miniere/raffinazione; incidenti su rotte marittime e infrastrutture.

Reputazione / diritto internazionale — Contenziosi, sanzioni secondarie, “conflitti di compliance” tra giurisdizioni; rischi di embargo tecnologico. Segnali da monitorare: Evoluzione sanzioni su Russia/Iran; richieste KYC/KYCC; linee guida UE su AI Act e due diligence.

 

Stato dei fatti (fact-status): cosa è documentato, cosa è interpretazione

Nel testo che segue, quando parliamo di “fatti” li attribuiamo a documenti ufficiali e fonti pubbliche riconoscibili; dove la materia è incerta o controversa, ragioniamo in termini di scenari e trade-off, non di certezze.

Per evitare letture ‘a sensazione’, qui conviene separare ciò che è già fissato in documenti ufficiali e dati pubblici da ciò che dipende ancora da negoziati, implementazioni e scelte politiche.


Quello che oggi è già documentato (e quindi entra nei piani industriali e nei contratti).

• Dottrina/indirizzo USA: La NSS 2025 esplicita una priorità per l’emisfero occidentale e parla di “Trump Corollary” alla Dottrina Monroe. — Segnale di una politica estera più selettiva e “commerciale”.


• Nato / spesa difesa: Nel 2025 la Nato formalizza un nuovo impegno al 5% del PIL entro il 2035; la tabella Nato riporta stime 2024-2025 per Paesi alleati. — Implica domanda strutturale di capacità industriale e cyber-resilienza.


• Commercio UE-USA: UE e USA hanno annunciato nel 2025 un accordo politico su tariffe e trade; i documenti citano tetti tariffari e cooperazione su economic security. — Riduce volatilità nel breve, ma introduce condizionalità e controlli.


• Export controls (chip/AI): Il BIS annuncia la rescissione della ‘AI Diffusion Rule’ e nuove azioni di rafforzamento dei controlli sui chip. — Effetto a cascata su fornitori UE: contratti, licenze, end-use.


• AI e robotica: AI Index (Stanford) riporta investimenti privati USA in AI nel 2024 e altri indicatori di diffusione; IFR riporta densità robot 2023 per Paesi/aree. — La competizione si gioca su capitale, dati, energia e capacità produttiva.


• Italia: esposizione commerciale: Istat riporta (2024) quota export verso USA (10%), verso Cina (2,4%) e deficit commerciale con la Cina (-34 mld €). — Mappa immediata delle vulnerabilità: tariffe, domanda USA, dipendenze in input.


Quello che resta in movimento (dove ha senso ragionare per scenari e trigger).

• Ucraina: Fonti di stampa riportano negoziati su garanzie di sicurezza USA‑Ucraina e un parallelo dibattito su nuove sanzioni verso la Russia. — La traiettoria può cambiare in poche settimane: attenzione ai “trigger” politici.


• Gaza / Medio Oriente: Reuters descrive un piano USA a fasi per cessate-il-fuoco e scambio ostaggi; CRS e Reuters documentano pacchetti di vendita/assistenza militare USA a Israele nel 2025. — Per imprese: rischio escalation e impatti su energia/logistica e compliance.


• Artico / Groenlandia: Reuters e AP riportano dichiarazioni del presidente USA su un’ipotesi di controllo/acquisizione della Groenlandia; CSIS analizza implicazioni su risorse e sicurezza artica. — Artico = rotte, risorse, basi, standard: impatti indiretti su shipping e materiali.


In pratica, per un lettore business la domanda non è prevedere la prossima dichiarazione, ma capire quali segnali anticipano cambiamenti di regole (tariffe, licenze, sanzioni), costi (energia/logistica) e requisiti di mercato (compliance, cyber, tracciabilità).

 

Lo stack GEO–ECON–TECH (cornice di lettura)

Nel secondo mandato Trump, politica estera e politica industriale tendono a saldarsi: le scelte geopolitiche diventano vincoli (o opportunità) geoeconomici e, a valle, requisiti tecnologici e industriali.

Schema concettuale, senza dati numerici.


La cornice: America First, ma con una grammatica nuova

La chiave del “Trump 2” non è solo un cambio di toni: è una grammatica strategica che prova a unificare tre piani. Primo, una gerarchia geografica più netta (emisfero occidentale in testa). Secondo, una lettura dell’economia come terreno di competizione: tariffe, reciprocità e accesso a mercato come leva diplomatica. Terzo, la tecnologia come asset di sicurezza nazionale: chip, cloud, AI e capacità produttiva entrano nel lessico della deterrenza.


Per l’Europa questo significa una cosa semplice: l’alleanza politica resta, ma la “comodità” dell’ombrello strategico si paga di più — in spesa, capacità industriale, interoperabilità e allineamento su controlli tecnologici.


Europa e Nato: dalla spesa alla capacità (e al tempo industriale)

La svolta più misurabile è nella Nato: l’impegno 2025 al 5% del PIL entro il 2035 (con una componente esplicita per resilienza, infrastrutture e reti) trasforma la difesa da capitolo di bilancio a politica industriale.


Per le imprese europee, la domanda non è quanto spendiamo”, ma cosa riusciamo a produrre e in quanto tempo. La distanza tra budget e capacità si vede nelle filiere: munizionamento, elettronica, motori, sensori, software, cyber. Qui entra l’effetto più sottile della postura USA: spingere acquisti verso fornitori statunitensi e, insieme, chiedere standard comuni che riducono la varietà europea.


Spesa per la difesa come quota di PIL (stime Nato 2024–2025).

Spesa per la difesa come quota di PIL (stime Nato 2024–2025).

Fonte: NATO, Defence Expenditure of NATO Countries (2014–2025), Nota: “e” = stime.


Dalla geopolitica alla geoeconomia: tariffe, energia, regole (con un intento di stabilizzazione)

Nel 2025 UE e USA hanno annunciato un accordo politico su tariffe e trade, presentato come passo per ripristinare stabilità e prevedibilità. Per Bruxelles è un “paracadute” contro l’escalation; per Washington è anche un modo per legare accesso a mercato e investimenti a condizioni di allineamento su sicurezza economica: screening sugli investimenti, controllo delle esportazioni, resilienza delle filiere.

L’energia è dentro la stessa logica. Nella narrativa europea l’intesa è anche uno strumento per consolidare approvvigionamenti (LNG, combustibili) e ridurre vulnerabilità geopolitiche.


Tre trade-off per l’Europa: stabilità oggi, autonomia domani

·        Stabilità tariffaria vs condizionalità: meno volatilità, più clausole su regole d’origine, standard e economic security.

·        Interoperabilità Nato vs pluralità industriale: standard comuni aiutano, ma possono comprimere lo spazio per fornitori europei.

·        Accesso a tecnologia USA vs sovranità digitale: cloud, AI e chip richiedono governance, audit e piani B per continuità operativa.

In pratica: la governance UE deve trasformare queste condizionalità in investimenti (difesa, energia, calcolo, cybersecurity), altrimenti restano solo vincoli.


Ucraina: mediazione, deterrenza e il rischio di una pace “a rate”

All’inizio del 2026 Reuters riferisce di un documento su garanzie di sicurezza USA‑Ucraina in fase avanzata di finalizzazione, mentre a Washington si discute di misure sanzionatorie aggiuntive verso Mosca. La combinazione suggerisce una linea che cerca un esito negoziale senza rinunciare a strumenti di pressione economica.

Per le imprese europee (e italiane) il punto pratico è duplice: (i) la durata del conflitto determina costi di energia, assicurazioni, logistica e rischio paese; (ii) l’architettura di sanzioni e contro-sanzioni genera compliance risk anche per chi non esporta direttamente verso Russia o aree sensibili.


Gaza e Medio Oriente: cessate il fuoco come progetto, escalation come rischio residuale

Sul dossier Gaza, Reuters descrive un piano statunitense a fasi che include cessate il fuoco, scambio di ostaggi e aumento degli aiuti. Parallelamente, nel 2025 CRS e Reuters documentano pacchetti di vendita/assistenza militare USA a Israele. Il quadro che ne esce è di una diplomazia “a scaffali”: negoziato dove possibile, deterrenza dove necessario.

Il rischio residuale è l’escalation regionale: anche quando gli scontri si riducono, basta poco (un incidente, un attacco mirato, un cambio di governo) per riaprire volatilità su energia e rotte.


Artico, Groenlandia, Canada: la geografia che torna strategica

Il 2026 si apre con un ritorno di attenzione sull’Artico: Reuters e AP riportano dichiarazioni del presidente USA sulla necessità di un controllo americano della Groenlandia per ragioni di sicurezza e competizione con Russia e Cina. Analisi di CSIS legano il tema a risorse critiche, logistica e postura militare.

Per il Canada l’Artico è identità e sicurezza. Per l’Europa è soprattutto supply chain: rotte (ancora incerte), assicurazioni, standard ambientali, e accesso a materiali. Anche senza “colpi di teatro”, l’Artico spinge verso una normalizzazione della competizione su basi, infrastrutture e licenze.


Cina, India, Russia: il triangolo che decide il prezzo di tecnologia e commercio

La NSS 2025 mette la competizione con Pechino sul terreno economico e tecnologico, mentre richiama alleati e partner (inclusa l’India) a coalizioni su finanza e tecnologia. Nel frattempo, sul lato regolatorio, l’amministrazione interviene su export controls: il BIS annuncia la rescissione della AI Diffusion Rule e nuove azioni per rafforzare i controlli sui chip e contro le pratiche di “diversion”.

Questo non è un dettaglio per le PMI: ogni anello della catena — dall’automazione industriale ai data center, dal software embedded alla componentistica — può trovarsi sotto richieste di tracciabilità (end-use, end-user) e clausole contrattuali più stringenti.


La lente tecnologica: AI e robotica come potere industriale (non solo efficienza)

Due numeri aiutano a capire la scala della partita. Il primo: nel 2024 l’investimento privato in AI negli USA è riportato a 109,1 miliardi di dollari, molto sopra Cina e Regno Unito. Il secondo: la densità di robot industriali (robots per 10.000 addetti) vede in testa Corea del Sud e Singapore; la media globale nel 2023 è 162, l’UE è 219, gli USA 295.


Investimento privato in AI (2024).

Investimento privato in AI (2024)

Fonte: Stanford HAI, ‘AI Index Report 2025’ (top takeaways/economy).


Densità di robot industriali (2023).

Densità di robot industriali (2023).

Fonte: International Federation of Robotics, ‘World Robotics 2024’ (press release). Dati 2023.


Il punto è industriale: AI e robotica non sono solo tecnologie di automazione, ma infrastrutture di potere (produttività, qualità, tempi, capacità di riconfigurare la produzione). Chi controlla calcolo, componenti e standard controlla la curva dei costi e una parte della sovranità industriale.

 

Focus UE/Italia: esposizione reale e leve pratiche

Per l’Italia il rischio non è astratto: è scritto nella geografia dell’export. Un focus Istat (2024) indica che le esportazioni verso gli USA valgono circa il 10% del totale, mentre le esportazioni dirette verso la Cina sono circa il 2,4%; sul fronte import, la Cina pesa di più e genera un deficit commerciale stimato a -34 miliardi di euro. Tradotto: shock su domanda USA o su tariffe possono colpire rapidamente; shock su input cinesi può colpire costi e continuità produttiva.


Italia: quote di esposizione export (2024).

Italia: quote di esposizione export (2024).

Fonte: Istat, Note March 2025 (focus su USA e Cina, dati 2024). Alcuni dati sono preliminari (gennaio‑novembre).


Nel merito settoriale, lo stesso focus segnala che settori manifatturieri (meccanica, alimentare, tessile‑abbigliamento‑pelle, mezzi di trasporto) sono tra i principali driver del surplus con gli Stati Uniti e che per alcune categorie (ad esempio farmaceutica, bevande, nautica) la quota di export verso gli USA può arrivare a una frazione rilevante del totale di settore. Questo rende le PMI esposte a tre cose: tariffe, dollaro, e requisiti contrattuali su origine e conformità.


La compliance come competitività: AI Act, cyber e “regole del club”

In parallelo, l’Europa sta costruendo il proprio perimetro regolatorio. Il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) è in vigore e si applica a scaglioni; la Commissione ha ribadito che non ci sarà una “pausa” sul calendario. Sul fronte cyber, la direttiva NIS2 impone nuovi requisiti e aveva una scadenza di recepimento al 17 ottobre 2024.

Il punto per le PMI non è solo evitare sanzioni: è restare “fornitore qualificato”. Sempre più spesso, clienti e prime contractor chiedono evidenze di governance su dati, sicurezza, tracciabilità di componenti e controlli su esportazioni. Chi arriva tardi paga con margini e con esclusione dalle gare.


Cosa fare (PMI italiane): un piano minimo per non essere relegate ai margini

Di seguito una checklist operativa PMI‑first: azioni concrete, owner‑tipo, orizzonte e segnali precoci. È un “minimo sindacale” per chi vive di export e di manifattura (meccatronica/automazione), ma vale anche per agroalimentare, moda/lusso e servizi B2B‑ICT.


• Mappare “dipendenze USA” e “dipendenze Cina” (mercati, componenti, software, cloud, logistica). (Owner: CFO + Supply Chain; Orizzonte: 0–60 giorni). Segnali/trigger: Nuove clausole su origine/end‑use; lead time che si allunga; richieste di audit.


• Costruire un “contratto‑pack” standard per clienti esteri: origine, tracciabilità componenti, cybersecurity, data governance. (Owner: Legale/Compliance + Sales; Orizzonte: 0–90 giorni). Segnali/trigger: Gare perse per non‑compliance; domande su AI/cyber in fase RFQ.


• Piano AI/robotica in 3 casi d’uso: qualità (scarti), manutenzione predittiva, scheduling/ottimizzazione linea. (Owner: COO + IT/OT; Orizzonte: 3–9 mesi). Segnali/trigger: Collo di bottiglia su personale; qualità instabile; tempi consegna erratici.


• ‘Industrializzare’ AI: dati di fabbrica puliti, MLOps leggero, sicurezza OT; evitare progetti‑pilota infiniti. (Owner: CTO/Responsabile digitale; Orizzonte: 3–12 mesi). Segnali/trigger: Modelli che non vanno in produzione; incidenti cyber o fermate linea.


• Diversificare fornitori critici e creare scorte “intelligenti” (non solo magazzino): alternative qualificate, piani di sostituzione. (Owner: Supply Chain; Orizzonte: 3–12 mesi). Segnali/trigger: Rischio sanzioni/embargo; shortage elettronica; volatilità shipping.


• Rivedere prezzi e clausole di indicizzazione (FX, energia, noli) nei contratti export. (Owner: CFO + Commerciale; Orizzonte: 0–6 mesi). Segnali/trigger: Movimenti bruschi USD/EUR; rialzi assicurazioni; surcharge logistica.


• Cyber di filiera: NIS2 readiness dove applicabile, assessment fornitori IT/OT, incident response snello. (Owner: CISO/IT Manager; Orizzonte: 0–9 mesi). Segnali/trigger: Richieste clienti su certificazioni; aumento phishing/attacchi supply chain.


• Partecipare a ecosistemi: consorzi, competence center, partenariati UE, tender difesa/dual‑use. (Owner: CEO + Business Dev; Orizzonte: 6–18 mesi). Segnali/trigger: Nuovi bandi; domande di capacity da prime contractor; reshoring/friend‑shoring.


Nota di metodo: per una PMI il vantaggio non è “indovinare la geopolitica”, ma trasformare l’incertezza in procedure leggere (contratti, tracciabilità, alternative di fornitura, sicurezza digitale) e in investimenti mirati su produttività (AI/robotica).


In pratica: la migliore difesa contro shock geopolitici non è indovinare la politica, ma ridurre dipendenze e aumentare produttività. AI e robotica non sono un "nice to have": sono la leva con cui una PMI regge tariffe, costi e domanda più volatile.


Un mondo più transazionale premia chi ha capacità, non chi ha solo narrativa

La postura USA nel secondo mandato Trump — più selettiva, più transazionale, più centrata su tecnologia e reindustrializzazione — spinge l’Europa a una scelta: diventare un polo di capacità (industriale, energetica, digitale) o restare un mercato. Per l’Italia il bivio passa dalle PMI: chi investe in produttività, compliance e filiera resta nel gioco; chi rimanda rischia di essere disintermediato da standard, club tecnologici e procurement.

 

 

1 commento

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giorgio
4 ore fa
Valutazione 4 stelle su 5.

interessante report di informazioni organizzate per orientare le decisioni

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