America First 2.0: la postura USA nel secondo mandato Trump e la nuova geografia del rischio per Europa e imprese
- Andrea Viliotti

- 12 ore fa
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Nato, commercio, Artico e tecnologia si fondono in un’unica partita. Per l’Italia il punto non è “adottare” AI e robot, ma saperli industrializzare senza perdere accesso a mercati, energia e componenti critici
Gli Stati Uniti stanno ricomponendo sicurezza, commercio e tecnologia in un’unica strategia “America First”.
Per l’Europa cambia il perimetro: più spesa e capacità industriale per la difesa, meno automatismi politici in Nato.
Per le PMI italiane la partita è su filiere, compliance (export controls/AI) e produttività: AI e robotica come leva competitiva e difensiva.

La National Security Strategy 2025 (NSS) mette nero su bianco una gerarchia: priorità al “Vicino Estero” americano (emisfero occidentale) e a strumenti di diplomazia commerciale, con tariffe e reciprocità come leve.
Sul versante europeo, la Nato ha alzato l’asticella: dal 2% del PIL come linea-guida alla nuova “5% commitment” al 2035 (3,5% core + fino a 1,5% resilienza).
Il dossier Ucraina si muove tra mediazione e deterrenza: negoziati su garanzie di sicurezza e, in parallelo, discussioni su nuove sanzioni.
In Medio Oriente la Casa Bianca ha spinto un percorso di cessate-il-fuoco a fasi su Gaza e ha mantenuto un alto profilo su forniture militari e deterrenza regionale.
La geo‑economia torna centrale: nel 2025 UE e USA hanno siglato un accordo politico su tariffe e trade che punta a stabilizzare il rapporto e ad allineare l’“economic security” (export controls, screening).
La tecnologia è la moneta del potere industriale: gli USA guidano gli investimenti privati in AI (2024) e stringono i controlli su chip e capacità di calcolo; la robotica accelera come indicatore di competitività manifatturiera.
Risk Radar (12 mesi – 3 anni): cosa può cambiare davvero
Nelle prossime 12–36 mesi il “rischio Paese” non sarà solo una variabile geopolitica: entrerà nei contratti, nelle regole di origine, nelle licenze tecnologiche e nei costi di energia e logistica. Cinque aree da tenere sul radar:
• Nato / sicurezza — Pressione su burden sharing; procurement più “America‑centric”; escalation ibrida (cyber, sabotaggi, spazio). Segnali da monitorare: Piani annuali Nato su traiettoria 5%; tempi su munizionamento e capacità; nuove clausole su interoperabilità e supply chain.
• Commercio / tariffe — Ritorno di tariffe settoriali; contromisure UE; frammentazione standard (CBAM, controlli anti‑evasione). Segnali da monitorare: Atti attuativi UE-USA; enforcement su rules of origin; aumento indagini anti‑dumping/anti‑sussidi.
• Tech / export controls — Restrizioni su chip, software e modelli; compliance più onerosa per filiere che toccano USA; “trusted partners” come club. Segnali da monitorare: Nuove guidance BIS; allineamento UE su screening investimenti; richieste clienti su tracciabilità componenti e dataset.
• Energia / materie prime — Prezzi e volatilità per rotte/teatri; competizione su LNG e critical minerals; rischio Artico. Segnali da monitorare: Contratti LNG; decisioni su miniere/raffinazione; incidenti su rotte marittime e infrastrutture.
• Reputazione / diritto internazionale — Contenziosi, sanzioni secondarie, “conflitti di compliance” tra giurisdizioni; rischi di embargo tecnologico. Segnali da monitorare: Evoluzione sanzioni su Russia/Iran; richieste KYC/KYCC; linee guida UE su AI Act e due diligence.
Stato dei fatti (fact-status): cosa è documentato, cosa è interpretazione
Nel testo che segue, quando parliamo di “fatti” li attribuiamo a documenti ufficiali e fonti pubbliche riconoscibili; dove la materia è incerta o controversa, ragioniamo in termini di scenari e trade-off, non di certezze.
Per evitare letture ‘a sensazione’, qui conviene separare ciò che è già fissato in documenti ufficiali e dati pubblici da ciò che dipende ancora da negoziati, implementazioni e scelte politiche.
Quello che oggi è già documentato (e quindi entra nei piani industriali e nei contratti).
• Dottrina/indirizzo USA: La NSS 2025 esplicita una priorità per l’emisfero occidentale e parla di “Trump Corollary” alla Dottrina Monroe. — Segnale di una politica estera più selettiva e “commerciale”.
• Nato / spesa difesa: Nel 2025 la Nato formalizza un nuovo impegno al 5% del PIL entro il 2035; la tabella Nato riporta stime 2024-2025 per Paesi alleati. — Implica domanda strutturale di capacità industriale e cyber-resilienza.
• Commercio UE-USA: UE e USA hanno annunciato nel 2025 un accordo politico su tariffe e trade; i documenti citano tetti tariffari e cooperazione su economic security. — Riduce volatilità nel breve, ma introduce condizionalità e controlli.
• Export controls (chip/AI): Il BIS annuncia la rescissione della ‘AI Diffusion Rule’ e nuove azioni di rafforzamento dei controlli sui chip. — Effetto a cascata su fornitori UE: contratti, licenze, end-use.
• AI e robotica: AI Index (Stanford) riporta investimenti privati USA in AI nel 2024 e altri indicatori di diffusione; IFR riporta densità robot 2023 per Paesi/aree. — La competizione si gioca su capitale, dati, energia e capacità produttiva.
• Italia: esposizione commerciale: Istat riporta (2024) quota export verso USA (10%), verso Cina (2,4%) e deficit commerciale con la Cina (-34 mld €). — Mappa immediata delle vulnerabilità: tariffe, domanda USA, dipendenze in input.
Quello che resta in movimento (dove ha senso ragionare per scenari e trigger).
• Ucraina: Fonti di stampa riportano negoziati su garanzie di sicurezza USA‑Ucraina e un parallelo dibattito su nuove sanzioni verso la Russia. — La traiettoria può cambiare in poche settimane: attenzione ai “trigger” politici.
• Gaza / Medio Oriente: Reuters descrive un piano USA a fasi per cessate-il-fuoco e scambio ostaggi; CRS e Reuters documentano pacchetti di vendita/assistenza militare USA a Israele nel 2025. — Per imprese: rischio escalation e impatti su energia/logistica e compliance.
• Artico / Groenlandia: Reuters e AP riportano dichiarazioni del presidente USA su un’ipotesi di controllo/acquisizione della Groenlandia; CSIS analizza implicazioni su risorse e sicurezza artica. — Artico = rotte, risorse, basi, standard: impatti indiretti su shipping e materiali.
In pratica, per un lettore business la domanda non è prevedere la prossima dichiarazione, ma capire quali segnali anticipano cambiamenti di regole (tariffe, licenze, sanzioni), costi (energia/logistica) e requisiti di mercato (compliance, cyber, tracciabilità).
Lo stack GEO–ECON–TECH (cornice di lettura)
Nel secondo mandato Trump, politica estera e politica industriale tendono a saldarsi: le scelte geopolitiche diventano vincoli (o opportunità) geoeconomici e, a valle, requisiti tecnologici e industriali.

Schema concettuale, senza dati numerici.
La cornice: America First, ma con una grammatica nuova
La chiave del “Trump 2” non è solo un cambio di toni: è una grammatica strategica che prova a unificare tre piani. Primo, una gerarchia geografica più netta (emisfero occidentale in testa). Secondo, una lettura dell’economia come terreno di competizione: tariffe, reciprocità e accesso a mercato come leva diplomatica. Terzo, la tecnologia come asset di sicurezza nazionale: chip, cloud, AI e capacità produttiva entrano nel lessico della deterrenza.
Per l’Europa questo significa una cosa semplice: l’alleanza politica resta, ma la “comodità” dell’ombrello strategico si paga di più — in spesa, capacità industriale, interoperabilità e allineamento su controlli tecnologici.
Europa e Nato: dalla spesa alla capacità (e al tempo industriale)
La svolta più misurabile è nella Nato: l’impegno 2025 al 5% del PIL entro il 2035 (con una componente esplicita per resilienza, infrastrutture e reti) trasforma la difesa da capitolo di bilancio a politica industriale.
Per le imprese europee, la domanda non è quanto spendiamo”, ma cosa riusciamo a produrre e in quanto tempo. La distanza tra budget e capacità si vede nelle filiere: munizionamento, elettronica, motori, sensori, software, cyber. Qui entra l’effetto più sottile della postura USA: spingere acquisti verso fornitori statunitensi e, insieme, chiedere standard comuni che riducono la varietà europea.
Spesa per la difesa come quota di PIL (stime Nato 2024–2025).

Fonte: NATO, Defence Expenditure of NATO Countries (2014–2025), Nota: “e” = stime.
Dalla geopolitica alla geoeconomia: tariffe, energia, regole (con un intento di stabilizzazione)
Nel 2025 UE e USA hanno annunciato un accordo politico su tariffe e trade, presentato come passo per ripristinare stabilità e prevedibilità. Per Bruxelles è un “paracadute” contro l’escalation; per Washington è anche un modo per legare accesso a mercato e investimenti a condizioni di allineamento su sicurezza economica: screening sugli investimenti, controllo delle esportazioni, resilienza delle filiere.
L’energia è dentro la stessa logica. Nella narrativa europea l’intesa è anche uno strumento per consolidare approvvigionamenti (LNG, combustibili) e ridurre vulnerabilità geopolitiche.
Tre trade-off per l’Europa: stabilità oggi, autonomia domani
· Stabilità tariffaria vs condizionalità: meno volatilità, più clausole su regole d’origine, standard e economic security.
· Interoperabilità Nato vs pluralità industriale: standard comuni aiutano, ma possono comprimere lo spazio per fornitori europei.
· Accesso a tecnologia USA vs sovranità digitale: cloud, AI e chip richiedono governance, audit e piani B per continuità operativa.
In pratica: la governance UE deve trasformare queste condizionalità in investimenti (difesa, energia, calcolo, cybersecurity), altrimenti restano solo vincoli.
Ucraina: mediazione, deterrenza e il rischio di una pace “a rate”
All’inizio del 2026 Reuters riferisce di un documento su garanzie di sicurezza USA‑Ucraina in fase avanzata di finalizzazione, mentre a Washington si discute di misure sanzionatorie aggiuntive verso Mosca. La combinazione suggerisce una linea che cerca un esito negoziale senza rinunciare a strumenti di pressione economica.
Per le imprese europee (e italiane) il punto pratico è duplice: (i) la durata del conflitto determina costi di energia, assicurazioni, logistica e rischio paese; (ii) l’architettura di sanzioni e contro-sanzioni genera compliance risk anche per chi non esporta direttamente verso Russia o aree sensibili.
Gaza e Medio Oriente: cessate il fuoco come progetto, escalation come rischio residuale
Sul dossier Gaza, Reuters descrive un piano statunitense a fasi che include cessate il fuoco, scambio di ostaggi e aumento degli aiuti. Parallelamente, nel 2025 CRS e Reuters documentano pacchetti di vendita/assistenza militare USA a Israele. Il quadro che ne esce è di una diplomazia “a scaffali”: negoziato dove possibile, deterrenza dove necessario.
Il rischio residuale è l’escalation regionale: anche quando gli scontri si riducono, basta poco (un incidente, un attacco mirato, un cambio di governo) per riaprire volatilità su energia e rotte.
Artico, Groenlandia, Canada: la geografia che torna strategica
Il 2026 si apre con un ritorno di attenzione sull’Artico: Reuters e AP riportano dichiarazioni del presidente USA sulla necessità di un controllo americano della Groenlandia per ragioni di sicurezza e competizione con Russia e Cina. Analisi di CSIS legano il tema a risorse critiche, logistica e postura militare.
Per il Canada l’Artico è identità e sicurezza. Per l’Europa è soprattutto supply chain: rotte (ancora incerte), assicurazioni, standard ambientali, e accesso a materiali. Anche senza “colpi di teatro”, l’Artico spinge verso una normalizzazione della competizione su basi, infrastrutture e licenze.
Cina, India, Russia: il triangolo che decide il prezzo di tecnologia e commercio
La NSS 2025 mette la competizione con Pechino sul terreno economico e tecnologico, mentre richiama alleati e partner (inclusa l’India) a coalizioni su finanza e tecnologia. Nel frattempo, sul lato regolatorio, l’amministrazione interviene su export controls: il BIS annuncia la rescissione della AI Diffusion Rule e nuove azioni per rafforzare i controlli sui chip e contro le pratiche di “diversion”.
Questo non è un dettaglio per le PMI: ogni anello della catena — dall’automazione industriale ai data center, dal software embedded alla componentistica — può trovarsi sotto richieste di tracciabilità (end-use, end-user) e clausole contrattuali più stringenti.
La lente tecnologica: AI e robotica come potere industriale (non solo efficienza)
Due numeri aiutano a capire la scala della partita. Il primo: nel 2024 l’investimento privato in AI negli USA è riportato a 109,1 miliardi di dollari, molto sopra Cina e Regno Unito. Il secondo: la densità di robot industriali (robots per 10.000 addetti) vede in testa Corea del Sud e Singapore; la media globale nel 2023 è 162, l’UE è 219, gli USA 295.
Investimento privato in AI (2024).

Fonte: Stanford HAI, ‘AI Index Report 2025’ (top takeaways/economy).
Densità di robot industriali (2023).

Fonte: International Federation of Robotics, ‘World Robotics 2024’ (press release). Dati 2023.
Il punto è industriale: AI e robotica non sono solo tecnologie di automazione, ma infrastrutture di potere (produttività, qualità, tempi, capacità di riconfigurare la produzione). Chi controlla calcolo, componenti e standard controlla la curva dei costi e una parte della sovranità industriale.
Focus UE/Italia: esposizione reale e leve pratiche
Per l’Italia il rischio non è astratto: è scritto nella geografia dell’export. Un focus Istat (2024) indica che le esportazioni verso gli USA valgono circa il 10% del totale, mentre le esportazioni dirette verso la Cina sono circa il 2,4%; sul fronte import, la Cina pesa di più e genera un deficit commerciale stimato a -34 miliardi di euro. Tradotto: shock su domanda USA o su tariffe possono colpire rapidamente; shock su input cinesi può colpire costi e continuità produttiva.
Italia: quote di esposizione export (2024).

Fonte: Istat, Note March 2025 (focus su USA e Cina, dati 2024). Alcuni dati sono preliminari (gennaio‑novembre).
Nel merito settoriale, lo stesso focus segnala che settori manifatturieri (meccanica, alimentare, tessile‑abbigliamento‑pelle, mezzi di trasporto) sono tra i principali driver del surplus con gli Stati Uniti e che per alcune categorie (ad esempio farmaceutica, bevande, nautica) la quota di export verso gli USA può arrivare a una frazione rilevante del totale di settore. Questo rende le PMI esposte a tre cose: tariffe, dollaro, e requisiti contrattuali su origine e conformità.
La compliance come competitività: AI Act, cyber e “regole del club”
In parallelo, l’Europa sta costruendo il proprio perimetro regolatorio. Il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) è in vigore e si applica a scaglioni; la Commissione ha ribadito che non ci sarà una “pausa” sul calendario. Sul fronte cyber, la direttiva NIS2 impone nuovi requisiti e aveva una scadenza di recepimento al 17 ottobre 2024.
Il punto per le PMI non è solo evitare sanzioni: è restare “fornitore qualificato”. Sempre più spesso, clienti e prime contractor chiedono evidenze di governance su dati, sicurezza, tracciabilità di componenti e controlli su esportazioni. Chi arriva tardi paga con margini e con esclusione dalle gare.
Cosa fare (PMI italiane): un piano minimo per non essere relegate ai margini
Di seguito una checklist operativa PMI‑first: azioni concrete, owner‑tipo, orizzonte e segnali precoci. È un “minimo sindacale” per chi vive di export e di manifattura (meccatronica/automazione), ma vale anche per agroalimentare, moda/lusso e servizi B2B‑ICT.
• Mappare “dipendenze USA” e “dipendenze Cina” (mercati, componenti, software, cloud, logistica). (Owner: CFO + Supply Chain; Orizzonte: 0–60 giorni). Segnali/trigger: Nuove clausole su origine/end‑use; lead time che si allunga; richieste di audit.
• Costruire un “contratto‑pack” standard per clienti esteri: origine, tracciabilità componenti, cybersecurity, data governance. (Owner: Legale/Compliance + Sales; Orizzonte: 0–90 giorni). Segnali/trigger: Gare perse per non‑compliance; domande su AI/cyber in fase RFQ.
• Piano AI/robotica in 3 casi d’uso: qualità (scarti), manutenzione predittiva, scheduling/ottimizzazione linea. (Owner: COO + IT/OT; Orizzonte: 3–9 mesi). Segnali/trigger: Collo di bottiglia su personale; qualità instabile; tempi consegna erratici.
• ‘Industrializzare’ AI: dati di fabbrica puliti, MLOps leggero, sicurezza OT; evitare progetti‑pilota infiniti. (Owner: CTO/Responsabile digitale; Orizzonte: 3–12 mesi). Segnali/trigger: Modelli che non vanno in produzione; incidenti cyber o fermate linea.
• Diversificare fornitori critici e creare scorte “intelligenti” (non solo magazzino): alternative qualificate, piani di sostituzione. (Owner: Supply Chain; Orizzonte: 3–12 mesi). Segnali/trigger: Rischio sanzioni/embargo; shortage elettronica; volatilità shipping.
• Rivedere prezzi e clausole di indicizzazione (FX, energia, noli) nei contratti export. (Owner: CFO + Commerciale; Orizzonte: 0–6 mesi). Segnali/trigger: Movimenti bruschi USD/EUR; rialzi assicurazioni; surcharge logistica.
• Cyber di filiera: NIS2 readiness dove applicabile, assessment fornitori IT/OT, incident response snello. (Owner: CISO/IT Manager; Orizzonte: 0–9 mesi). Segnali/trigger: Richieste clienti su certificazioni; aumento phishing/attacchi supply chain.
• Partecipare a ecosistemi: consorzi, competence center, partenariati UE, tender difesa/dual‑use. (Owner: CEO + Business Dev; Orizzonte: 6–18 mesi). Segnali/trigger: Nuovi bandi; domande di capacity da prime contractor; reshoring/friend‑shoring.
Nota di metodo: per una PMI il vantaggio non è “indovinare la geopolitica”, ma trasformare l’incertezza in procedure leggere (contratti, tracciabilità, alternative di fornitura, sicurezza digitale) e in investimenti mirati su produttività (AI/robotica).
In pratica: la migliore difesa contro shock geopolitici non è indovinare la politica, ma ridurre dipendenze e aumentare produttività. AI e robotica non sono un "nice to have": sono la leva con cui una PMI regge tariffe, costi e domanda più volatile.
Un mondo più transazionale premia chi ha capacità, non chi ha solo narrativa
La postura USA nel secondo mandato Trump — più selettiva, più transazionale, più centrata su tecnologia e reindustrializzazione — spinge l’Europa a una scelta: diventare un polo di capacità (industriale, energetica, digitale) o restare un mercato. Per l’Italia il bivio passa dalle PMI: chi investe in produttività, compliance e filiera resta nel gioco; chi rimanda rischia di essere disintermediato da standard, club tecnologici e procurement.






interessante report di informazioni organizzate per orientare le decisioni