Motori elettrici stampati in 3D
- Andrea Viliotti

- 2 giorni fa
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Il dimostratore multimateriale del MIT e cosa cambia per l’industria italiana
Dalla notizia alla catena del valore: progettazione, materiali, supply chain e competenze quando bobine, magneti e parti elastiche escono dalla stessa piattaforma di stampa.
di Andrea Viliotti – Framework GDE
In breve — per imprenditori e C-level • Non è (ancora) una rivoluzione di potenza o rendimento: è una dimostrazione di integrazione produttiva. • La novità è il modello di fabbricazione: più materiali funzionali e più modalità di estrusione nella stessa piattaforma, con un filo digitale che collega design, toolpath e test. • Per le imprese cambia il make/buy (più feedstock, meno componenti), cambiano qualità e certificazione, cambia la curva di apprendimento delle competenze. • IA e GenAI possono rendere scalabile il metodo: ottimizzazione elettromagnetica, pianificazione di processo, controllo qualità, riuso di conoscenza tra varianti. |

Che cosa hanno fatto (e perché conta)
Nel lavoro pubblicato il 16 febbraio 2026 su Virtual and Physical Prototyping, Jorge Cañada, Zoey Bigelow e Luis Fernando Velásquez-García (MIT, Department of EECS e Microsystems Technology Laboratories) presentano il primo motore elettrico i cui componenti sono stati interamente fabbricati tramite stampa 3D a estrusione. Non un singolo pezzo stampato, ma un insieme di parti elettromagnetiche e meccaniche — solenoide, magneti permanenti, molla elastica — realizzate con la stessa famiglia di processi e assemblate con operazioni minime.
Il frame corretto non è “solo un attuatore lineare”, ma un ponte verso famiglie di motori e attuatori in cui la funzione elettromagnetica nasce dall’integrazione di materiali e percorsi di stampa, non dall’accoppiamento di parti acquistate a catalogo. Il dimostratore combina cinque classi di materiali funzionali: dielettrico strutturale (PLA), conduttivo (ink d’argento), magnetico dolce (FeSiAl-nylon), magnetico duro (ferrite di stronzio-nylon) e flessibile (TPU). Il messaggio industriale è chiaro: la “funzione macchina elettrica” può migrare dalla supply chain dei componenti alla supply chain dei materiali e del processo.

Il modello di fabbricazione: estrusione multimodale e filo digitale
La chiave del paper non è una nuova topologia di motore, ma una piattaforma di fabbricazione. Gli autori partono da una stampante commerciale con cambio utensile automatico (E3D ToolChanger, costo totale del sistema sotto i 4.000 dollari) e la riconfigurano per lavorare tre forme di feedstock: filamenti polimerici tramite estrusore convenzionale, pellet compositi tramite estrusore a vite, e ink conduttive dispensate a siringa, con un quarto utensile dedicato al riscaldo per l’essiccazione in linea delle ink.
L’idea è semplice da enunciare ma non banale da rendere ripetibile: ogni materiale porta con sé vincoli di reologia, temperatura, adesione tra strati e compatibilità tra cicli di processo. In un flusso tradizionale, bobine, magneti e parti elastiche viaggiano in canali produttivi separati e si incontrano in assemblaggio. Qui si crea un valore di integrazione perché il progetto può essere ottimizzato insieme al percorso di deposizione: geometria e processo diventano un unico problema.

I materiali: quando la distinta base diventa ricetta di compositi
Il lavoro è anche un promemoria su perché la stampa 3D multimateriale funzionale non si riduce a “più filamenti nello stesso job”. Per la parte conduttiva gli autori impiegano un’ink d’argento (PriElex AG-1074) a bassa temperatura di curing (80 °C), con resistività di circa 7 × 10⁻⁷ Ω·m — tre ordini di grandezza inferiore rispetto al miglior filamento conduttivo commerciale. Per i materiali magnetici si passa a pellet altamente caricati: nylon 12 con polvere anisotropa di FeSiAl (50% in volume) per i nuclei dolci, nylon 12 con ferrite di stronzio (69% in volume) per i magneti permanenti.
Il punto industriale è che la performance non dipende soltanto dal disegno, ma dall’intero triangolo formulazione del materiale → finestra di processo → geometria e tolleranze. Per chi produce elettromeccanica in Italia, questo sposta il tema dalla “stampante come macchina” alla “stampante come impianto chimico-digitale”: servono competenze e controlli di qualità tipici dei materiali e della trasformazione, non solo della meccanica.
Dati tecnici: la scala del dimostratore
I numeri-sintesi riportati dagli autori inquadrano con chiarezza lo stadio attuale del dimostratore. La tabella seguente riassume le grandezze chiave pubblicate nell’abstract del paper.
Grandezza | Valore | Nota interpretativa |
Campo magnetico solenoide | fino a 2,03 mT | Quasi 4× il precedente stato dell’arte per solenoidi interamente stampati in 3D |
Campo magnetico magnete | fino a 71 mT | Magnete permanente stampato da pellet e magnetizzato post-stampa |
Spostamento massimo | 318 μm | Spostamento misurato alla frequenza di risonanza |
Frequenza di risonanza | 41,6 Hz | Frequenza alla quale l’ampiezza di oscillazione è massima |

Nota tecnica — Perché “multimodale” è diverso da “multimateriale” • Multimateriale: più materiali nello stesso oggetto (isolamento + conduttore + magnetico). • Multimodale: più modalità di deposizione (filamento, pellet con vite, ink a siringa), ciascuna con dinamiche e vincoli diversi. • Il salto industriale avviene quando le modalità diventano orchestrabili nello stesso job, con parametri tracciati e ripetibili. |
Supply chain e industrializzazione: cosa cambia
Se si guarda al perimetro “motori elettrici / attuatori” come industria, l’impatto potenziale non è soltanto sul prodotto ma sul modo di arrivarci. Tre cambiamenti sono già leggibili in controluce.
Dalla fornitura di componenti alla fornitura di feedstock qualificato. Una parte della distinta base può trasformarsi in materiali certificati — ink, pellet, filamenti — con specifiche elettriche e magnetiche misurabili. Per un’azienda questo significa nuove scelte make/buy: comprare magneti e bobine finite oppure comprare materiali e processo, internalizzando una quota di produzione e test.
Qualità e certificazione come fattore abilitante. Quando bobine e magneti sono stampati, la variabilità di processo diventa un rischio primario: adesione tra strati, porosità, continuità delle piste, stabilità termica, ripetibilità della magnetizzazione. Il paper stesso evidenzia che allineamento, adesione interfaciale tra materiali dissimili e scalabilità restano temi aperti per passare dalla dimostrazione alla produzione.
Manutenzione e ricambi: verso una logica di ricetta. Nel mondo macchine utensili e automazione, la possibilità di rigenerare rapidamente un attuatore su specifica locale è affascinante, ma introduce nuovi requisiti: tracciabilità di lotti di materiale, parametri di stampa e test di accettazione. La manutenzione diventa, in parte, un problema di riproducibilità del processo oltre che di disponibilità del ricambio.
Il contesto geopolitico: USA, Cina e UE
La filiera dei materiali funzionali richiama una competizione industriale tra Stati Uniti, Cina e Unione Europea: standard, sicurezza di approvvigionamento, capacità di qualificare feedstock e di certificare componenti stampati. Per un’impresa italiana, questo si traduce nella necessità di progettare alternative e ridondanze — materiali, fornitori, protocolli di test — fin dalla fase di industrializzazione.
Lavoro e competenze: quali ruoli cambiano e quali nascono
Per l’occupazione qualificata, il punto non è la sostituzione di intere professioni, ma la ricombinazione di competenze. Se l’hardware elettromagnetico si avvicina al software di processo, emergono ruoli “ponte” tra progettazione, materiali e fabbrica.

Per le aziende italiane, due conseguenze pratiche: la formazione continua diventa parte del vantaggio competitivo, non solo compliance; e i percorsi ITS/ITIS e universitari hanno un’occasione per ripensare l’elettromeccanica come disciplina multifisica integrata con il processo, con laboratori che uniscano stampa multimateriale, misure e automazione.
IA e GenAI come moltiplicatori: rendere ripetibile ciò che oggi è artigianale
Nella stampa multimateriale funzionale, la complessità cresce rapidamente: più materiali e più utensili significano più parametri e più possibilità di difetto. L’intelligenza artificiale — e in particolare strumenti di IA generativa per l’ingegneria — può avere un ruolo concreto, purché ancorato a dati di processo e validazione. Cinque casi d’uso a ritorno rapido, coerenti con il modello del paper:
• Ottimizzazione elettromagnetica e termica multi-obiettivo: esplorare rapidamente geometrie e pattern di bobine compatibili con i vincoli di stampa.
• Copilota di processo: suggerire parametri di deposizione, curing, sequenze di cambio utensile e strategie di supporto sulla base di ricette precedenti.
• Digital twin per apprendimento: collegare misure (resistenza, campo, spostamento) a variabili di processo e aggiornare i modelli in continuo.
• Controllo qualità con visione e segnali macchina: rilevare difetti di deposizione e deviazioni di tracciato durante la stampa.
• Riuso della conoscenza: trasformare l’esperienza di reparto in librerie di ricette, test e criteri di accettazione riapplicabili a famiglie di attuatori.

Caveat anti-hype • La GenAI non garantisce la fisica: la validazione resta obbligatoria e il rischio principale è confondere design plausibile con design producibile. • Il collo di bottiglia è spesso nei dati: senza tracciabilità del processo e misure ripetibili, i modelli non generalizzano. |
Opportunità e rischi per l’Italia
Il tessuto industriale italiano ha due punti di forza da giocare: la capacità di integrare sistemi (macchine, linee, automazione) e la creatività progettuale su nicchie ad alto valore. La stampa multimateriale funzionale può diventare un acceleratore se letta come leva su tre fronti.
Personalizzazione industriale controllata. In molte applicazioni — robotica, packaging, macchine utensili, dispositivi medicali non impiantabili — l’attuatore su misura vale più della massima potenza: ingombri, cablaggi, sensori integrati, geometrie impossibili con metodi tradizionali. Un modello design-to-recipe può accorciare il ciclo prototipo → test → iterazione.
Produzione distribuita e ricambistica ad alto mix. Nelle filiere ad alta varietà, la capacità di produrre piccoli lotti con parametri tracciati può ridurre tempi di approvvigionamento, ma solo se qualità e certificazione sono progettate insieme al processo.
Nuove partnership: materiali, software, metrologia. Per molte PMI, il percorso realistico non è comprare una stampante e fare tutto in casa, ma costruire consorzi leggeri: chi sviluppa feedstock, chi integra macchine e automazione, chi fa metrologia e test, chi industrializza il digital thread.
Domande operative per un CdA / direzione tecnica • Quali componenti elettromeccanici in portafoglio hanno alto costo di assemblaggio o alta variabilità di fornitura? • Quali requisiti di qualità e certificazione sono non negoziabili e quali possono essere ripensati con test e tracciabilità digitale? • Quali competenze mancano oggi (materiali, DfAM, misure, dati) e con quali partner si possono colmare nei prossimi dodici mesi? |
Cosa monitorare nel 2026
Tre segnali precoci indicano se questa linea di innovazione sta diventando industriale: la disponibilità di feedstock con specifiche ripetibili (non solo “stampabili”), l’emergere di procedure di test e certificazione per componenti stampati multimateriale, e la capacità di integrare dati di processo e misure in un digital thread riusabile, in azienda e tra partner.
Sul piano tecnologico, i prossimi passi delineati dagli autori del MIT comprendono l’integrazione della magnetizzazione durante la stampa (eliminando il post-processo), la fabbricazione di motori rotativi completamente stampati, e la stampa monolitica in un’unica sessione senza assemblaggio, anche grazie a materiali solubili per supporti sacrificali.
Filo rosso
La stampa 3D multimateriale funzionale trasforma l’elettromeccanica in un problema di software + materiali + qualità. Per l’Italia, la partita non è inseguire la potenza dei grandi volumi, ma usare integrazione, automazione e creatività di progetto per costruire nicchie scalabili — a patto di investire su competenze e tracciabilità.
Riferimento bibliografico
Cañada J., Bigelow Z., Velásquez-García L.F. (2026). Fully 3D-Printed electric motor manufactured via multi-modal, multi-material extrusion. Virtual and Physical Prototyping, 21(1), e2613185. DOI: 10.1080/17452759.2026.2613185. Open Access, pubblicato online 16 febbraio 2026.



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