Energia, credito e filiere: la settimana in cui la geopolitica è tornata nel costo del capitale
- Andrea Viliotti

- 20 ore fa
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Tra stop europeo al gas russo, cambio al vertice della Federal Reserve e nuove frizioni sulle rotte, la variabile decisiva per imprese e famiglie italiane resta una: quanto costa finanziare scorte, investimenti e lavoro.
L’Europa accelera sul disaccoppiamento energetico da Mosca e alza l’asticella per piani nazionali di diversificazione; negli Stati Uniti la politica monetaria entra in una fase più “di bilancio” e il segnale arriva anche dalla scelta del prossimo presidente della Fed. Intanto Ucraina e Medio Oriente continuano a muovere energia, difesa e logistica, con un impatto immediato sulla competitività dell’industria italiana.
Nella settimana 25–31 gennaio 2026 le notizie che hanno contato davvero non sono state solo quelle “di giornata”, ma quelle capaci di cambiare il prezzo del rischio: la traiettoria dell’energia in Europa, la forma del credito e la resilienza delle filiere internazionali sotto pressione geopolitica. Il Consiglio dell’Unione europea ha dato il via libera definitivo a un percorso di uscita dal gas russo, con scadenze e piani nazionali che diventano un dossier industriale. Negli Stati Uniti, la transizione monetaria – più attenta alla liquidità – ha preso un volto politico con la scelta del futuro presidente della Federal Reserve, mentre i mercati hanno reagito in modo selettivo: “large cap” italiane più stabili, mid e STAR più sensibili al ciclo e al costo del denaro. Sul fronte dei conflitti, l’Ucraina resta un moltiplicatore di spesa per difesa e sicurezza; in Medio Oriente, logistica e dimensione umanitaria si intrecciano con prezzi e consegne. Per l’Italia, il punto operativo è uno: trasformare shock esterni in piani interni misurabili su energia, capitale umano, compliance e investimenti.

Guerre e rotte: Ucraina e Medio Oriente come shock persistente
La guerra in Ucraina continua a “fare politica industriale” in Europa: non solo per le sanzioni e per la ricostruzione, ma perché spinge verso un riarmo strutturale e verso una revisione delle catene di fornitura critiche. Il segnale più netto della settimana è arrivato da Bruxelles: il segretario generale della Nato Mark Rutte, intervenendo al Parlamento europeo, ha ribadito quanto la deterrenza europea resti dipendente dagli Stati Uniti e quanto il 2026 richieda un salto di capacità, anche sul fronte dell’assistenza a Kiev (Nato, 26 gennaio 2026). Per l’impresa italiana, questo si traduce in un doppio canale: (1) commesse e investimenti in difesa/aerospazio/ICT e (2) aumento dei costi di compliance, sicurezza e cyber lungo la supply chain.
Sul fronte energia, l’Unione europea ha trasformato in normativa un obiettivo geopolitico: il Consiglio UE ha dato il via libera definitivo a un percorso di uscita dal gas russo, con divieti progressivi e l’obbligo per gli Stati membri di presentare piani nazionali di diversificazione (Consiglio dell’UE, 26 gennaio 2026). Per l’Italia è un dossier industriale, non solo energetico: riguarda contratti, infrastrutture, prezzi finali a famiglie e imprese, e quindi competitività.
Nel Medio Oriente, la dimensione umanitaria e quella economica si sono incrociate in un tema apparentemente “minore” ma rivelatore: l’istruzione. Un’agenzia ONU ha segnalato l’ingresso a Gaza di materiali scolastici dopo due anni di blocco (ONU/Reuters, 27 gennaio 2026), un indicatore concreto di come le restrizioni logistiche siano parte integrante del conflitto e di come incidano su capitale umano e stabilità sociale. Per le imprese, la lezione operativa è che la resilienza non è solo “scorte e fornitori alternativi”, ma anche continuità di servizi essenziali (scuola, sanità, infrastrutture digitali) che alimentano fiducia e coesione.
Terzo tassello: le rotte. Le nuove minacce degli Houthi nel Mar Rosso – mentre alcune compagnie valutavano un ritorno prudente al Canale di Suez – riaprono il capitolo “assicurazioni, tempi e costi” per container e componentistica (stampa internazionale, 27–31 gennaio). L’effetto sull’Italia è diretto per export manifatturiero e retail: tempi più lunghi significano più capitale immobilizzato e maggiore rischio di rottura-stock, con un impatto sul margine in settori a rotazione rapida (moda, consumer) e su filiere complesse (auto, macchinari).
USA, Cina e UE
Negli Stati Uniti la settimana ha dato un messaggio doppio: la politica monetaria resta un pilastro, ma la liquidità diventa il “campo di battaglia” principale. La Federal Reserve, nel comunicato del 28 gennaio, ha mantenuto l’impostazione prudente sui tassi, in un contesto in cui anche i dati macro hanno subìto distorsioni e ritardi per effetto dello shutdown federale (Federal Reserve, 28 gennaio 2026; BEA, aggiornamento calendario). La notizia politicamente più impattante è arrivata il 30 gennaio: la Casa Bianca ha annunciato la nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Fed, passaggio che i mercati hanno letto come potenzialmente più “tosto” sulla riduzione del bilancio e quindi sulla liquidità (White House/AP, 30 gennaio 2026). La reazione di segmenti speculativi è stata immediata: il bitcoin è sceso sotto quota 80.000 dollari nella giornata del 31 gennaio, in un clima di timori sulla liquidità (Reuters, 31 gennaio 2026).
Sul fronte Cina, il segnale della settimana è l’allentamento di un vincolo che per anni ha condizionato immobiliare e credito: secondo fonti di stampa internazionale, Pechino si prepara a superare la politica delle “tre linee rosse” per gli sviluppatori, con l’obiettivo di stabilizzare un settore che pesa su fiducia interna e domanda di materie prime (Reuters/Straits Times, 29 gennaio 2026). Per l’industria europea e italiana, la Cina resta un determinante del ciclo globale: se il mattone smette di frenare, cambia l’equilibrio su acciaio, chimica e macchinari; se invece l’effetto è limitato, resta alto il rischio di domanda debole e concorrenza di export.
Per l’Unione europea, la settimana ha consolidato due linee: energia e regole. Sull’energia, lo stop progressivo al gas russo è insieme una scelta di sicurezza e un test di capacità attuativa per gli Stati membri (Consiglio UE, 26 gennaio 2026). Sulle regole, la Commissione europea ha pubblicato materiali di orientamento sull’AI Act, che per le imprese significa portare in produzione l’IA con governance: valutazione dei rischi, tracciabilità dei dati, audit dei fornitori, e responsabilità chiare (Commissione UE, 28 gennaio 2026).
Italia: politica economica, salari, welfare e scuola nel “test” del costo della vita
In Italia la settimana ha riportato al centro un paradosso noto ma spesso sottovalutato: mercato del lavoro relativamente forte, ma percezione sociale ancora fragile perché il potere d’acquisto è l’ultimo a recuperare. Istat ha stimato per il quarto trimestre 2025 una crescita congiunturale dello 0,3% e una crescita tendenziale dello 0,8% (Istat, 30 gennaio 2026), segnali coerenti con un’economia che evita la recessione ma non “spinge”. Sul lavoro, l’ultima lettura disponibile (dicembre 2025) indica un tasso di disoccupazione al 5,6% e un tasso giovanile intorno al 20% (Istat, 30 gennaio 2026). Nel frattempo, l’inflazione IPCA a dicembre è stata pari a circa l’1,2% su base annua (Istat, gennaio 2026): numeri che raccontano disinflazione, ma non cancellano la pressione su beni essenziali dove conta il livello, non solo la variazione.
Tre voci incidono più di altre sulla fiducia: alimentari, energia domestica e abitazione. Sugli alimentari l’Italia continua a sentire le onde lunghe dei costi logistici e delle materie prime; sull’energia pesa la nuova fase europea di uscita dal gas russo – positiva in termini di sicurezza, ma potenzialmente volatile sui prezzi – mentre sugli affitti il nodo è l’offerta: città attrattive, turismo e lavoro ibrido tengono alta la domanda. In questo quadro, la politica economica diventa un driver “di micro”: non è solo deficit/PIL, ma come si disegnano le misure su bollette, sostegni mirati e incentivi agli investimenti.
Welfare e scuola entrano nella stessa equazione del capitale: senza servizi affidabili, il costo del lavoro aumenta e la produttività diminuisce. La scuola è anche il luogo dove si decide la distanza digitale: competenze STEM e alfabetizzazione IA non sono un capitolo “culturale”, ma una variabile di competitività. Per le imprese italiane, il punto operativo è misurare il gap: ore di formazione, turnover degli insegnanti tecnici, e partnership scuola‑impresa su laboratori e stage. Qui si innesta un rischio nuovo: disinformazione e cyber, che già nel 2026 entrano nel perimetro di sicurezza nazionale e di grandi eventi (vedi Olimpiadi Milano‑Cortina).
Intelligenza artificiale nelle aziende: produttività, lavoro e compliance
La settimana ha confermato che l’adozione dell’IA entra in una fase meno “sperimentale” e più industriale: non basta comprare strumenti, serve portarli in processi e responsabilità. L’AI Act europeo – e i materiali di orientamento pubblicati dalla Commissione – spostano l’attenzione su governance e tracciabilità: quali dati alimentano i modelli, come si gestiscono bias e sicurezza, chi risponde degli output e come si documenta l’uso nei processi critici (Commissione europea, 28 gennaio 2026).
Per i C‑level italiani, l’IA è un tema di produttività ma anche di lavoro: cambia la composizione delle mansioni più che il numero totale degli addetti. Le funzioni più esposte sono back‑office, customer care, compliance documentale e parte della progettazione; quelle più protette sono le attività fisiche, le relazioni complesse e il decision making regolato. L’impatto sui salari passa da due canali: premio di competenze (skill premium) per profili ibridi e pressione sui ruoli ripetitivi. La risposta non è solo “reskilling”, ma ridisegno di processi con KPI di qualità (errori, tempi, reclami) e di rischio (incidenti cyber, frodi, violazioni privacy).
Infine, cyber e disinformazione. La costruzione di un comando cyber dedicato alla sicurezza dei Giochi Milano‑Cortina 2026, riportata in settimana, è un promemoria: l’adozione IA amplia la superficie d’attacco e rende più credibili le campagne di manipolazione (stampa internazionale; Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale). Per le imprese, la priorità è integrare IA e sicurezza: controllo accessi, logging, red‑teaming, e contratti con i fornitori che includano audit e patch management.
Borse valori: il mercato premia la liquidità e penalizza l’incertezza
La Borsa italiana ha chiuso la settimana con un quadro “a due velocità”. Guardando alle cinque sedute 26–30 gennaio, il FTSE MIB è salito di circa l’1,3%, mentre il FTSE Italia Mid Cap è rimasto sostanzialmente piatto e il FTSE Italia STAR ha ceduto intorno all’1% (MarketScreener, quotazioni 5 giorni). È una dinamica coerente con un mercato che cerca “qualità di bilancio” e liquidità: i grandi titoli – in particolare banche e assicurazioni – beneficiano di una lettura ancora positiva del credito domestico e della redditività; mid e STAR, più esposti a ciclo e investimento, soffrono quando aumentano incertezza geopolitica e costo del denaro.
Per settori: le banche restano sensibili a due variabili, spread sovrano e qualità del credito; l’energia/utility incorpora il rischio di volatilità su gas e regole; manifattura e auto/macchinari dipendono da ordini esteri e tempi logistici; lusso/moda/retail è un termometro della domanda globale e delle rotte; difesa/aerospazio/ICT intercetta l’aumento di spesa e la priorità cyber.
Indice composito di “bolla speculativa” globale. Per evitare indicatori “magici”, la lettura propone un composito semplice e auditabile: quattro componenti osservabili (valutazioni azionarie di lungo periodo, volatilità implicita, spread del credito high yield USA, e stato delle cripto), lette su scala qualitativa basso/medio/alto e aggregate con la mediana (senza pesi numerici arbitrari). Nella settimana in esame: valutazioni elevate (Shiller CAPE intorno a 40); volatilità su livelli intermedi (VIX); credito ancora “risk‑on” (spread high yield compressi); cripto in correzione. Mediana delle quattro letture: KPI “bolla” = medio. Implicazione operativa: rischio ancora sostenuto da valutazioni alte e credito compresso, ma senza una euforia omogenea; per Piazza Affari il costo del capitale resta sensibile a shock (tassi, energia, geopolitica). Trigger da monitorare: risalita del VIX e/o riapertura degli spread high yield. Il modello qui è volutamente scenariale (non numerico): in mercati guidati dalla geopolitica e dalla liquidità, il rischio principale non è il “punto” ma lo spostamento di regime.
• Scenario base – Lateralità con rotazione settoriale. Confidenza: media. Trigger: energia stabile, assenza di sorprese restrittive su tassi e bilanci delle banche centrali, tensione geopolitica contenuta ma non risolta. Impatto atteso: FTSE MIB più resiliente (peso banche/energia), STAR/Mid Cap più selettivi, premiando aziende con pricing power e debito sotto controllo.
• Scenario risk‑on – Rimbalzo “soft landing”. Confidenza: bassa. Trigger: segnali di raffreddamento ordinato dell’inflazione e miglioramento della domanda estera, allentamento sui costi energetici e sulle rotte, sorprese positive su utili. Impatto atteso: recupero più forte su Mid Cap e STAR, con beneficio per manifattura e tech domestico.
• Scenario risk‑off – Correzione da shock energetico/logistico. Confidenza: media. Trigger: nuova impennata del gas (stoccaggi bassi o shock geopolitici), escalation su Ucraina o Medio Oriente, interruzioni sulle rotte e irrigidimento della liquidità in dollari. Impatto atteso: difensivi e finanziari di qualità tengono meglio; pressione su ciclici, consumi discrezionali e titoli con leva elevata.
In tutti gli scenari, la variabile operativa per le imprese è la gestione del capitale circolante: scorte, credito commerciale, coperture energetiche e tempi di consegna. Il mercato, a gennaio, ha premiato chi riesce a trasformare volatilità esterna in disciplina interna.



Timeline
· 26/01 — Nato: Mark Rutte al Parlamento europeo richiama l’urgenza di rafforzare la difesa europea e il sostegno all’Ucraina (difesa aerea e munizioni).
· 26/01 — Unione europea: via libera definitivo del Consiglio UE al percorso di stop progressivo al gas russo e richiesta di piani nazionali di diversificazione.
· 27/01 — Gaza: ingresso di materiali scolastici dopo due anni di blocco, segnale della centralità delle restrizioni logistiche e del capitale umano nel conflitto.
· 28/01 — Stati Uniti: Federal Reserve conferma un approccio prudente nella riunione di politica monetaria; mercati concentrati su liquidità e bilancio.
· 28/01 — Unione europea: Commissione pubblica materiali di orientamento sull’AI Act, spostando il focus su governance, tracciabilità e responsabilità d’impresa.
· 28/01 — Italia: rafforzamento dell’attenzione su cyber e disinformazione in vista di Milano‑Cortina 2026 (organizzazione e coordinamento sicurezza digitale).
· 29/01 — Cina: indiscrezioni su superamento delle “tre linee rosse” per gli sviluppatori immobiliari, nel tentativo di stabilizzare credito e fiducia.
· 30/01 — Stati Uniti: annuncio della Casa Bianca sulla nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve; lettura di mercato su liquidità.
· 30/01 — Italia: Istat diffonde la stima preliminare del PIL del IV trimestre 2025 e l’aggiornamento su occupati/disoccupati (dicembre 2025).
· 31/01 — Mercati: segnali di volatilità su asset più speculativi, con attenzione al dollaro e al rischio “liquidità”.
Numeri chiave
· Indici Italia: FTSE MIB 45.527,42 (+1,28% sett.); FTSE Italia Mid Cap 60.751,11 (+0,05%); FTSE Italia STAR 50.614,74 (-0,97%). Periodo: chiusure 26–30/01/2026. Fonte: MarketScreener ("quotazioni 5 giorni").
· Tassi policy: BCE deposit facility 2,00%. Fed: tasso obiettivo mantenuto invariato nella riunione del 28/01/2026. Periodo: BCE in vigore dal 11/06/2025; Fed 28/01/2026. Fonte: BCE (Key interest rates); Federal Reserve (FOMC statement).
· Inflazione: area euro 1,9% a/a (dicembre 2025); Italia IPCA 1,2% a/a (dicembre 2025). Periodo: ultimo dato disponibile. Fonte: Eurostat; Istat.
· Cambio: EUR/USD 1,1919. Periodo: 30/01/2026 (tasso di riferimento). Fonte: Banca d’Italia.
· Energia: Gas TTF 39,78 €/MWh; Brent spot 67,70 $/bbl (ultimo dato disponibile). Periodo: TTF 30/01/2026; Brent 26/01/2026. Fonte: TradingEconomics; EIA.
· Credito Italia: BTP 10 anni 2,90%; spread BTP‑Bund 125,4 pb. Periodo: 30/01/2026. Fonte: Soldionline; ANSA.
Cosa monitorare nel 2026
· Segnale precoce: prezzo e volatilità del gas europeo (TTF) e livelli di stoccaggio. Perché conta: determina margini industriali, bollette e inflazione “percepita”.
· Segnale precoce: andamento dello spread BTP‑Bund e qualità del credito bancario. Perché conta: è il termometro del costo del capitale per imprese e famiglie italiane.
· Segnale precoce: indicatori di stress logistico (tempi di transito, premi assicurativi, noli) sulle rotte Suez/Mar Rosso. Perché conta: colpisce export e capital circolante.
· Segnale precoce: traiettoria regolatoria dell’AI Act e prime linee guida applicative. Perché conta: sposta costi e tempi dell’adozione IA, e definisce responsabilità e audit.
· Segnale precoce: segnali di stabilizzazione/ricaduta del settore immobiliare cinese. Perché conta: cambia domanda globale di beni intermedi e competizione di prezzo sui mercati finali.
· Segnale precoce: capacità europea di sostenere Ucraina e difesa senza fratture politiche interne. Perché conta: influenza spesa pubblica, industria, energia e rischio geopolitico.
Filo rosso
Il filo rosso della settimana è la trasformazione della geopolitica in costo del capitale. Le decisioni su gas russo, difesa europea e governance dell’IA non sono “temi esteri”: entrano nei bilanci, nella gestione delle scorte e nelle condizioni di finanziamento. Quando l’energia è volatile, il margine non si difende solo con prezzi più alti: serve efficienza, coperture e contratti. Quando le rotte sono incerte, la competitività dipende dal capitale circolante e dalla qualità dei fornitori. Quando l’IA entra nei processi, il vantaggio non è automatizzare “di più”, ma automatizzare “meglio” e in modo conforme, riducendo rischi cyber e reputazionali. E quando i mercati distinguono tra FTSE MIB e segmento STAR/Mid Cap, il messaggio è chiaro: la liquidità premia chi ha governance e bilanci solidi, penalizza chi somma leva e incertezza. Per l’Italia, il compito del 2026 è convertire questi shock in piani: energia, sicurezza, competenze e investimenti misurabili. È lì che si gioca la distanza tra “resistere” e “crescere” nel nuovo ciclo.






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