Gestione Allucinazioni AI: Strategie Aziendali per Governare Rischio e Affidabilità
- Andrea Viliotti

- 8 set 2025
- Tempo di lettura: 12 min
Le "allucinazioni" dei modelli linguistici, ovvero la tendenza a produrre affermazioni plausibili ma errate, rappresentano una delle sfide più significative per l'adozione affidabile dell'Intelligenza Artificiale in azienda. Questo fenomeno mina la fiducia e limita l'utilità di strumenti altrimenti potenti. Una recente e approfondita ricerca condotta da Adam Tauman Kalai, Ofir Nachum, Edwin Zhang di OpenAI e Santosh S. Vempala della Georgia Tech, pubblicata il 4 settembre 2025, offre una prospettiva inedita: le allucinazioni non sono un misterioso "difetto", ma una conseguenza statistica e prevedibile dei metodi con cui questi sistemi vengono addestrati e valutati. Comprendere le loro origini è il primo passo per governarle strategicamente.
7. La Trappola dei Benchmark: Come le Valutazioni Attuali Ostacolano la Gestione delle Allucinazioni AI
10. Piano d'Azione per Leader: Implicazioni Pratiche per la Gestione delle Allucinazioni AI in Azienda

1. Gestione Allucinazioni AI: Dalla Statistica alle Strategie di Business
Per un dirigente d'azienda, un'informazione errata fornita da un sistema di Intelligenza Artificiale non è un semplice bug, ma un potenziale rischio operativo, legale o reputazionale. La tendenza dei modelli linguistici a generare "allucinazioni" – risposte sicure ma false – è spesso percepita come un difetto imprevedibile. La ricerca di Kalai e colleghi smonta questa visione: le allucinazioni sono il risultato diretto e matematicamente prevedibile di come i modelli sono costruiti. Il loro scopo primario non è "capire" la realtà, ma apprendere la distribuzione statistica del linguaggio da testi enormi. Il punto cruciale è che questo compito di generazione di testo è intrinsecamente più complesso di un compito di classificazione, come rispondere "Sì" o "No" alla domanda: "Questa affermazione è valida?".
Se un modello non è in grado di classificare con assoluta certezza un'informazione come corretta o errata, le pressioni statistiche del suo addestramento lo porteranno inevitabilmente a generare errori. Le cause ben note degli errori nei sistemi di classificazione – dati insufficienti, modelli inadeguati, schemi non riconoscibili – diventano, di conseguenza, le cause dirette delle allucinazioni. Per un imprenditore, questo significa che la tendenza di un modello a "inventare" non è un difetto casuale, ma una caratteristica intrinseca legata alla qualità dei dati e agli obiettivi per cui è stato ottimizzato.
2. Il Meccanismo dell'Errore AI: Perché Generare è Più Rischioso che Classificare
Per comprendere a fondo il meccanismo introdotto, è utile immaginare il modello linguistico come un classificatore. Durante il suo addestramento, deve implicitamente risolvere un problema che i ricercatori definiscono Is-It-Valid (IIV), ovvero "È valido?". Per ogni possibile risposta, il modello valuta se quella sequenza di parole è "valida" rispetto ai dati su cui è stato addestrato. La ricerca stabilisce una relazione matematica diretta tra questa capacità di classificazione e la tendenza a generare errori, espressa dalla formula:
(tasso di errore generativo) ≳ 2 · (tasso di errata classificazione IIV)
Questa formula ci dice che il tasso di errori che un modello produce è, in linea di massima, almeno il doppio del suo tasso di errore nel distinguere un'affermazione valida da una non valida.
In pratica, generare risposte corrette è statisticamente più difficile che riconoscerle. Se un modello ha una piccola incertezza nel classificare un'informazione, avrà una probabilità significativamente più alta di produrre attivamente una falsità. Questo avviene perché il suo obiettivo (minimizzare la cross-entropy) lo spinge a essere "calibrato" sulla distribuzione dei dati. Un modello perfettamente calibrato su dati incerti è statisticamente costretto a commettere errori. La lezione per un manager è chiara: la domanda da porsi non è "Cosa sai?", ma "Con quale livello di confidenza statistica puoi affermarlo?".
3. Singleton Rate e Dati Unici: Prevedere il Rischio nella Gestione Allucinazioni AI
Una delle manifestazioni più comuni delle allucinazioni riguarda i cosiddetti fatti arbitrari: informazioni specifiche che non seguono uno schema riconoscibile, come la data di nascita di una persona non famosa. La ricerca evidenzia che i modelli faticano con questi dati, specialmente quando appaiono raramente nel corpus di addestramento. Per quantificare ciò, viene introdotto il Singleton Rate (sr): la frazione di dati che appaiono una sola volta. Questo indicatore, ispirato a una stima di Alan Turing, misura la "massa mancante" nella conoscenza del modello. Se il 20% delle date di nascita nel training set appare una sola volta, ci si può aspettare che il modello "allucini" in almeno il 20% dei casi quando interrogato su persone le cui informazioni sono altrettanto rare. Il modello, non avendo dati sufficienti, si trova di fronte a un'incertezza epistemica e, spinto a fornire una risposta plausibile, indovina. Per un'azienda, questo ha implicazioni profonde sull'uso di database interni. L'idea di dare in pasto un intero database al modello aspettandosi risposte sempre corrette è un'illusione.
Consiglio per il Manager: Prima di interrogare l'AI su dati specifici e rari (un contratto, un cliente, una specifica tecnica), chiedetevi: "Quante volte appare questa informazione nel nostro database?". Se la risposta è "poche", il rischio che la risposta sia inventata è molto alto. Non fidatevi ciecamente.
4. Limiti Architetturali: Quando la Gestione delle Allucinazioni AI Dipende dal Modello
Non tutte le allucinazioni derivano da dati scarsi. A volte, la causa risiede nell'architettura stessa del modello, che può essere inadeguata a rappresentare certi concetti ("poor models"). Un esempio è la difficoltà di alcuni modelli nel contare le occorrenze di una lettera in una parola. Questi modelli non processano il testo lettera per lettera, ma lo scompongono in "token" (parti di parole). Una parola come "DEEPSEEK" potrebbe essere tokenizzata in "D", "EEP", "SEE", "K", rendendo il conteggio un'operazione non banale. Se il modello non è stato addestrato per questo tipo di ragionamento, la sua architettura lo ostacola. Un altro esempio storico sono i modelli n-gram, che, avendo un contesto limitato, generavano facilmente frasi sgrammaticate. Sebbene i moderni Transformer abbiano finestre di contesto molto più ampie, il principio rimane: ogni architettura ha limiti intrinseci. Per i dirigenti, questo implica che la scelta della tecnologia AI deve essere guidata dal caso d'uso.
Consiglio per il Manager: Non esiste un'AI "buona per tutto". Prima di adottare un modello, valutate se la sua architettura è adatta al compito. Per analisi numeriche precise o ragionamenti logici complessi, un modello linguistico generalista potrebbe non essere lo strumento giusto. Considerate soluzioni specializzate.
5. Fattori di Rischio Esterni: GIGO, Complessità e la Loro Gestione nelle Allucinazioni AI
La ricerca identifica altri fattori statistici che causano errori. Il primo è la complessità computazionale: problemi intrinsecamente "difficili" da risolvere per qualsiasi algoritmo, come la decrittazione, spingono l'AI a indovinare. Il secondo è lo scostamento dalla distribuzione (distribution shift): se un modello è interrogato con domande molto diverse da quelle su cui è stato addestrato, la sua performance degrada. Infine, c'è il classico principio del "Garbage In, Garbage Out" (GIGO). Se il corpus di addestramento contiene errori fattuali, teorie del complotto o disinformazione, il modello li apprenderà e li replicherà. La fase di pre-addestramento non distingue il vero dal falso, ma solo ciò che è statisticamente probabile. Per le aziende, questo sottolinea l'importanza cruciale della qualità dei dati, soprattutto quando si effettua il fine-tuning di un modello su dati proprietari. La governance dei dati diventa, quindi, un prerequisito indispensabile per una governance efficace dell'AI.
6. Oltre il Fine-Tuning: Perché la Gestione delle Allucinazioni AI è una Sfida Strategica
Dopo il pre-addestramento, interviene il post-addestramento (con tecniche come RLHF), che ha lo scopo di affinare il comportamento del modello, rendendolo più sicuro e meno incline alle allucinazioni. Molti errori comuni vengono significativamente ridotti grazie a questo processo. Tuttavia, la ricerca evidenzia un paradosso: le allucinazioni persistono e, in alcuni casi, possono essere rafforzate. La risposta non risiede nella tecnologia, ma nel sistema di incentivi che guida l'ecosistema AI. Il problema diventa socio-tecnico. I modelli vengono ottimizzati per eccellere in benchmark e classifiche che dominano il settore. Questi test diventano di fatto il loro "programma di studi". Se il "voto" finale premia comportamenti che favoriscono le allucinazioni, il modello imparerà ad agire di conseguenza. Per un dirigente, il concetto è familiare: se i KPI premiano la quantità sulla qualità, il team si concentrerà sulla quantità. Allo stesso modo, se i test incentivano un modello a indovinare piuttosto che ad ammettere incertezza, il risultato sarà un sistema che bluffa con sicurezza.
7. La Trappola dei Benchmark: Come le Valutazioni Attuali Ostacolano la Gestione delle Allucinazioni AI
Il cuore del problema risiede nel modo in cui l'industria misura le performance dei modelli. La maggioranza dei benchmark più influenti (MMLU, GPQA, ecc.) si basa su un sistema di valutazione binaria (0-1). Come in un esame a crocette senza penalità, il modello riceve 1 punto per la risposta corretta e 0 per quella sbagliata o non data (es. "Non lo so"). In un sistema del genere, la strategia ottimale per massimizzare il punteggio è indovinare sempre quando si è incerti. Astenersi è sempre sub-ottimale. Un modello onesto verrebbe penalizzato rispetto a un concorrente che tenta un "bluff". I modelli vengono quindi ottimizzati per diventare eccellenti "esaminandi", in un contesto che non premia l'onestà intellettuale ma l'azzardo. Questa dinamica crea un' "epidemia" di penalizzazione dell'incertezza, spingendo a sviluppare modelli che appaiono onniscienti, anche a costo di generare falsità. L'intero settore si trova così intrappolato in una dinamica che premia il rischio a discapito dell'affidabilità. Come è possibile uscirne?
8. Riorientare gli Incentivi: Una Soluzione Socio-Tecnica per la Gestione delle Allucinazioni AI
La risposta a questa domanda non può essere puramente tecnica. Se il problema è radicato negli incentivi del sistema di valutazione, la soluzione proposta dai ricercatori è di natura socio-tecnica: modificare le regole dei benchmark esistenti per smettere di penalizzare l'incertezza. L'idea è di introdurre un sistema di punteggio che valorizzi la calibrazione della fiducia. Un approccio pratico consiste nell'introdurre penalità per le risposte errate, come avviene in alcuni test standardizzati. In questo modo, il modello non è più incentivato a indovinare. La decisione di rispondere o meno diventa un calcolo statistico basato sulla propria confidenza. Questo semplice cambiamento modificherebbe radicalmente gli incentivi per chi sviluppa i modelli, ottimizzando un equilibrio tra correttezza e affidabilità.
Per un'impresa, questa logica può essere applicata internamente, includendo nei KPI di progetto metriche che misurino la capacità del sistema di astenersi. Affrontare questa sfida richiede una visione strategica; aziende come Rhythm Blues AI supportano i dirigenti nel definire quadri di governance e KPI adeguati per misurare non solo le performance, ma anche l'affidabilità dei sistemi AI.
9. Calibrazione Comportamentale: Il Nuovo Paradigma per la Gestione del Rischio AI
Per rendere operativo il cambiamento, i ricercatori propongono di rendere espliciti i target di confidenza direttamente nelle istruzioni dei test. Ad esempio, una domanda potrebbe concludersi con: "Rispondi solo se hai una confidenza superiore al 90%, poiché le risposte errate ricevono una penalità di 9 punti, le risposte corrette 1 punto e un 'Non lo so' 0 punti." Con un'istruzione così chiara, l'obiettivo si sposta dalla semplice accuratezza a quella che può essere definita calibrazione comportamentale: il modello deve comportarsi in modo appropriato dato un certo livello di rischio. Un modello ben calibrato non solo dà risposte corrette, ma sa anche quando è meglio tacere. Per le aziende, questo concetto è direttamente applicabile, trasformando l'AI da "oracolo fallibile" a strumento di supporto governabile.
Consiglio per il Manager: Iniziate a gestire l'AI definendo il livello di rischio accettabile. Per una bozza di marketing, va bene la "migliore ipotesi". Per un'analisi di conformità legale, pretendete una confidenza del 99% e richiedete che il sistema si astenga in caso di dubbio. Governare l'AI significa governare il suo livello di certezza.
10. Piano d'Azione per Leader: Implicazioni Pratiche per la Gestione delle Allucinazioni AI in Azienda
La comprensione delle origini delle allucinazioni offre ai dirigenti una mappa per navigare l'adozione dell'AI. Il primo passo è un cambiamento culturale: l'AI è un "collaboratore" le cui affermazioni richiedono sempre una verifica. In secondo luogo, è fondamentale scegliere lo strumento giusto per il compito giusto, valutando soluzioni specializzate o architetture RAG (Retrieval-Augmented Generation) per compiti di precisione. In terzo luogo, la qualità dei dati è sovrana. Il principio "Garbage In, Garbage Out" impone un'attenta attività di audit e pulizia dei dati proprietari prima del fine-tuning. Infine, è cruciale definire KPI di progetto che vadano oltre la semplice accuratezza, includendo metriche come il "tasso di astensione appropriata". Una efficace Gestione Allucinazioni AI non è un problema tecnico da delegare all'IT, ma una sfida strategica che richiede processi, formazione e una governance chiara. Le aziende di successo saranno quelle che impareranno a "dialogare" con l'incertezza dei modelli, trasformandola in una fonte di affidabilità.
Conclusioni
La ricerca di Kalai e del suo team sposta radicalmente il dibattito sulle allucinazioni dell'AI da un piano puramente tecnologico a uno strategico e socio-tecnico. L'analisi dimostra che la tendenza a "inventare" non è un bug da correggere, ma una caratteristica emergente, quasi una "cicatrice", lasciata dai processi di addestramento e, soprattutto, dai sistemi di valutazione che premiano la presunzione di conoscenza anziché l'onestà intellettuale. Per imprenditori e manager, questa non è una cattiva notizia, ma un'incredibile opportunità per approcciare l'AI con realismo e profondità strategica.
Questa situazione non è dissimile da altre grandi transizioni tecnologiche. All'alba del web, molte aziende si sono concentrate sulla semplice "presenza online" (avere un sito), senza una strategia chiara su come questo avrebbe generato valore. Solo in seguito si è compreso che il successo dipendeva da metriche precise (conversion rate, customer lifetime value) e da un'integrazione profonda con i processi di business. Analogamente, oggi molte organizzazioni sono attratte dalla capacità degli LLM di "generare testo", senza interrogarsi a fondo sulla sua affidabilità. La vera sfida non è implementare l'AI, ma cambiare il modo in cui misuriamo il suo contributo e integriamo i suoi output nei flussi decisionali.
La proposta di modificare i benchmark per includere penalità e target di confidenza espliciti è più di un dettaglio tecnico: è un invito a ridefinire il concetto di "performance" per l'AI. Un sistema performante non è quello che sa tutto, ma quello di cui ci si può fidare perché è trasparente sui propri limiti. Per un'azienda, questo significa smettere di cercare l'oracolo e iniziare a costruire un collaboratore digitale affidabile. Richiede la definizione di protocolli di verifica, la formazione delle persone a interagire criticamente con la tecnologia e la progettazione di sistemi di governance che modulino l'autonomia dell'AI in base al rischio. In definitiva, una matura Gestione Allucinazioni AI significa governare l'incertezza. Le imprese che impareranno a farlo non solo eviteranno i rischi più evidenti, ma sbloccheranno il vero potenziale di questa tecnologia: non risposte facili, ma un supporto intelligente e affidabile per le decisioni complesse.
Domande Frequenti (FAQ)
1. Cos'è esattamente un'"allucinazione" di un modello linguistico? È la tendenza di un modello AI a generare informazioni che suonano plausibili, coerenti e vengono presentate con sicurezza, ma che sono fattualmente errate o non basate sui dati di input forniti.
2. Perché i modelli AI più avanzati continuano ad avere allucinazioni? Perché il loro addestramento li ottimizza per prevedere la sequenza di parole più probabile, non per verificare la veridicità. Inoltre, i test con cui vengono valutati spesso premiano le risposte "indovinate" piuttosto che l'ammissione di non conoscere la risposta.
3. Le allucinazioni sono un problema che verrà risolto con modelli futuri più potenti? Non necessariamente. La ricerca suggerisce che è un problema intrinseco al metodo di addestramento e valutazione. Finché gli incentivi non cambieranno per premiare l'affidabilità e la segnalazione dell'incertezza, il problema persisterà.
4. Cosa significa che le allucinazioni hanno un'origine "statistica"? Significa che non sono errori casuali, ma conseguenze prevedibili del processo di apprendimento del modello. Ad esempio, se un dato appare molto raramente nei dati di training (singleton), il modello ha un'alta probabilità statistica di "indovinare" quando interrogato su di esso.
5. Cosa posso fare in azienda per ridurre il rischio di allucinazioni? Implementare sempre la supervisione umana per compiti critici, utilizzare sistemi RAG (Retrieval-Augmented Generation) che si basano su documenti aziendali verificati, curare la qualità dei dati interni e definire metriche di successo che misurino anche l'affidabilità e non solo l'accuratezza.
6. Cos'è il "Singleton Rate" e perché è importante per un'azienda? È la percentuale di informazioni che appaiono una sola volta nei dati di addestramento. È un indicatore importante perché predice la probabilità che il modello allucini quando si tratta di dati rari o unici, come dettagli specifici di un cliente o di un contratto.
7. In che modo i benchmark attuali incoraggiano le allucinazioni? La maggior parte usa una valutazione "binaria" (risposta giusta o sbagliata, 1 o 0). Questo sistema incentiva il modello a tentare una risposta anche quando è incerto, perché non c'è penalità per l'errore, massimizzando così il punteggio atteso.
8. Cosa si intende per "calibrazione comportamentale"? È la capacità di un modello di agire in modo appropriato in base a un livello di rischio o confidenza specificato. Invece di dare sempre la "migliore ipotesi", un modello ben calibrato risponde solo se la sua confidenza interna supera una certa soglia, altrimenti si astiene.
9. L'uso di dati aziendali per il "fine-tuning" elimina il rischio di allucinazioni? No, può anzi peggiorarlo se i dati aziendali sono di bassa qualità, incoerenti o contengono errori ("Garbage In, Garbage Out"). Il fine-tuning adatta il modello ai dati forniti, nel bene e nel male.
10. È più rischioso un modello che allucina spesso o uno che lo fa raramente ma con grande sicurezza? Entrambi sono rischiosi, ma un modello che allucina raramente e con grande sicurezza può essere più insidioso. La sua apparente affidabilità può indurre a un eccesso di fiducia ("automation bias"), rendendo gli errori, quando si verificano, più difficili da individuare e potenzialmente più dannosi.
Come Procedere
Comprendere e governare le implicazioni dell'Intelligenza Artificiale è una sfida strategica. Se desideri approfondire come la tua azienda possa adottare queste tecnologie in modo sicuro, efficace e orientato ai risultati, puoi fissare una consulenza iniziale gratuita di 30 minuti con Rhythm Blues AI. Sarà un momento di confronto per analizzare le tue esigenze specifiche e iniziare a costruire un piano d'azione personalizzato.






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